HomeSalute e BenesserePivato “Il boom di tennis e padel porta più infortuni da sovraccarico”

Pivato “Il boom di tennis e padel porta più infortuni da sovraccarico”

ROMA (ITALPRESS) – La mano è una delle strutture più complesse del corpo umano: è composta da 27 ossa, oltre a decine di articolazioni, più trenta muscoli e una fitta rete di tendini, legamenti, nervi e vasi sanguigni che lavorano in perfetta sinergia per garantire forza, sensibilità e precisione. Grazie a quest’architettura unica, la mano è in grado di compiere gesti che richiedono grande potenza, come afferrare o sostenere un peso, ma anche movimenti estremamente fini e coordinati: nell’attività sportiva la mano ha un ruolo fondamentale, è protagonista diretta in discipline come pallavolo, basket, tennis, padel, golf, arrampicata e sport da combattimento, ma è fondamentale anche in molte altre attività, dove assicura equilibrio, coordinazione e controllo del gesto atletico. Proprio perché sottoposta a sollecitazioni continue, traumi e movimenti ripetitivi, la mano può andare incontro a numerose patologie, dalle fratture alle lesioni dei tendini e dei legamenti fino a disturbi causati dal sovraccarico.

“Non è vero che lo sport fa male, ma di fatto maggiori sono il livello di competitività e il livello prestazionale e maggiore sarà il rischio di infortuni. Gli sport di contatto e quelli con la palla espongono sicuramente le mani a una serie di traumi: il pugile in realtà è più tutelato rispetto magari al cestista, al pallavolista o al tennista, perché loro hanno un impegno dell’organo mano-polso talmente intenso da andare incontro a patologie sia di tipo traumatico sia da over stress. Tennis e padel sicuramente hanno avuto una crescita esponenziale grazie al fenomeno Sinner, ma è qui che vediamo una serie di problemi da over stress come tendiniti e infiammazioni: questi riguardano pazienti che non sono preparati a fare quel tipo di sport, ma vogliono farlo perché vedono Sinner e si ispirano a lui”, ha dichiarato Giorgio Pivato, responsabile dell’unità operativa di Chirurgia della mano del Gruppo Humanitas, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

In caso di trattamento tardivo o inadeguato, prosegue, “il rischio maggiore, a parte le fratture, è la rigidità. Ad esempio cestisti e pallavolisti si trovano spesso ad avere a che fare con il dito insaccato, che avviene in seguito a una lussazione, una sublussazione o comunque il coinvolgimento dell’apparato capsulo-legamentoso: se non trattato in maniera corretta le strutture stirate in questi traumi guariscono con l’interposizione di un tessuto cicatriziale, che diventa più corto e inevitabilmente dà poi una rigidità; se gestito correttamente fin da subito il dito si può recuperare, se trascurato purtroppo l’esito non è dei più brillanti. Quando un dito ‘esce’, significa che tutti i legamenti e la capsula si sono rotti: senza un trattamento adeguato si rischia di rimanere con il dito dritto”.

Pivato si sofferma poi sulla differenza tra gli infortuni alle mani in chi pratica una disciplina sportiva per passione e chi invece la pratica per professione: “Gli interventi per me più frequenti sono le lesioni del legamento collaterale se parliamo di sci, mentre per gli sport da contatto sono le fratture delle falangi. Su queste ultime però parliamo di professionisti: se questi si fanno male lo sentono davvero, perché sanno con cosa hanno a che fare; se i dilettanti si fanno male di solito è una cosa molto più leggera, più che altro situazioni da mancato allenamento o errori nel riscaldamento o nel raffreddamento”.

La riflessione successiva è dedicata a quello che probabilmente è l’infortunio alla mano più eclatante del 2026: “Ho avuto la fortuna, e in un certo senso la sfortuna, di confrontarmi con l’entourage medico di Alcaraz. Il suo infortunio sicuramente è dovuto a una situazione infiammatoria, legata però a una lesione parziale di un legamento fondamentale del polso che si chiama fibrocartilagine triangolare: nel movimento del rovescio, dove la mano è completamente prona, questo legamento tende a mollare un po’. Esistono anche situazioni congenite: Sinner ha caratteristiche anatomiche che gli permettono di fare un determinato tipo di esercizio, evitando di andare incontro a questo tipo di cose, mentre l’ulna di un essere umano è congenitamente più instabile e quindi noi una cosa del genere non la possiamo fare; se ci proviamo, il rischio è andare incontro a una serie di problemi”.

In chiusura Pivato focalizza nuovamente l’attenzione sulle differenze tra pazienti standard e atleti specializzati, laddove i primi “hanno una tolleranza del dolore sicuramente superiore rispetto ai professionisti: questi inoltre vengono appoggiati da team medici e riabilitativi che permettono loro di imparare esattamente il movimento da fare, evitando il sovraccarico delle strutture più esposte. Queste cose sono allenabili: con un corretto riscaldamento e raffreddamento si possono eliminare molte cause di over stress. La biologia è uguale per tutti, gli atleti non sono supereroi: Sofia Goggia ha corso il giorno dopo essersi rotta, su Ronaldo tutti ricordiamo cosa è successo, a Marc Marquez si è spaccata la placca quando si è messo a fare le flessioni con i piedi sul divano. Bisogna avere un grande rispetto per la biologia e ricordare che c’è sempre un entourage attorno a questi personaggi, che hanno esigenze funzionali differenti alle quali noi però non ci dobbiamo sottoporre: ci sono tempi diversi e linee guida diverse. Quello che dico sempre ai miei pazienti è di arrivare sempre alla soglia del fastidio e mai a quella del dolore: dopodiché bisogna imparare a non fare da soli e imparare le tecniche, ma questo vale anche per i musicisti. Se si hanno preparatori che conoscono la biologia, il fisico e i problemi non si va incontro a un certo tipo di situazioni: occorre solo un’adeguata preparazione”.

– foto tratta da video Medicina Top –

(ITALPRESS).