TEL AVIV (ISRAELE) (ITALPRESS) – Si sono aperte alle 7 di questa mattina (le 6 in Italia) le urne in Israele per le prime elezioni politiche dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e le successive operazioni militari in Libano e contro l’Iran. Oltre 7,3 milioni di elettori sono chiamati a scegliere tra 36 partiti, in una consultazione che rappresenta un referendum politico sul futuro del premier Benjamin Netanyahu, il più longevo nella storia del Paese.
Al centro del voto anche le responsabilità per le falle nella sicurezza precedenti all’attacco del 7 ottobre, le conseguenze dei conflitti e l’indirizzo politico impresso al Paese dal governo uscente, sostenuto da partiti di estrema destra e ultraortodossi.
Il principale sfidante di Netanyahu è l‘ex capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) Gadi Eisenkot, leader della nuova formazione centrista Yashar. Secondo la media degli ultimi sondaggi di Channel 11, Channel 12 e Channel 13, Yashar otterrebbe 22,3 seggi contro i 20 del Likud di Netanyahu. Nessuno dei due schieramenti appare tuttavia in grado di conquistare autonomamente la maggioranza parlamentare, con 54 seggi attribuiti all’opposizione e 50 all’attuale maggioranza.
La coalizione di due partiti arabi Joint List otterrebbe 9 seggi, mentre il partito arabo islamista di Mansour Abbas 5,7. L’eventuale sostegno esterno delle formazioni arabe potrebbe quindi risultare decisivo per consentire all’opposizione di raggiungere la maggioranza di 61 seggi alla Knesset, il Parlamento di 120 membri.
Sicurezza nazionale, responsabilità politiche per il 7 ottobre, costo della vita e servizio militare obbligatorio per gli ultraortodossi sono i principali temi della consultazione. Secondo un sondaggio di Channel 12, il 21% degli elettori considera economia e carovita la priorità principale, seguito dalla leva per gli ultraortodossi (17%), dalle responsabilità per il 7 ottobre (14%) e dalla guerra con l’Iran (10%).
Sul voto pesa anche il bilancio dell’attacco di Hamas del 2023, nel quale furono uccise oltre 1.200 persone e 251 furono prese in ostaggio. Netanyahu ha respinto le richieste di assumersi una responsabilità personale e di istituire una commissione statale d’inchiesta. Determinante potrebbe risultare inoltre l’affluenza degli elettori arabo-israeliani, pari a circa il 20% della popolazione: nel 2022 si fermò al 53,2%, contro una partecipazione nazionale del 70,6%, mentre questa volta potrebbe superare il 60%. I seggi chiuderanno alle 22 locali (le 21 in Italia).
Il voto in corso oggi in Israele potrebbe non consegnare una maggioranza parlamentare in grado di formare un nuovo governo, aprendo la strada a settimane di negoziati tra i partiti e al rischio di un nuovo stallo politico. Secondo la media degli ultimi sondaggi, il blocco del premier Benjamin Netanyahu, composto dal Likud, dalle due formazioni di estrema destra Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir e Sionismo religioso di Bezalel Smotrich e dai due partiti ultraortodossi Shas di Aryeh Deri e Utj di Isaac Goldknopf, otterrebbe circa 50 seggi, ben al di sotto dei 61 necessari per la maggioranza alla Knesset.
Anche il fronte delle opposizioni, guidato da Gadi Eisenkot e accomunato dall’obiettivo di porre fine al governo Netanyahu, appare lontano da una maggioranza autonoma. Ne fanno parte formazioni di destra come Yisrael Beiteinu di Avigdor Liberman, Together di Naftali Bennett e Yair Lapid, il partito centrista Yashar di Eisenkot e I Democratici di Yair Golan. Decisivo per gli equilibri parlamentari sarà il superamento della soglia di sbarramento del 3,25% da parte dei partiti minori e l’eventuale sostegno delle formazioni arabe.
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali, prevista per il 4 novembre, il presidente Isaac Herzog avrà sette giorni, fino all’11 novembre, per affidare l’incarico di formare il governo al parlamentare ritenuto più capace di costruire una coalizione, sulla base delle consultazioni e delle raccomandazioni dei leader dei partiti. Il candidato incaricato disporrà di 28 giorni, prorogabili di altri 14, per raggiungere un accordo e ottenere la fiducia della Knesset. In caso di fallimento, potranno essere avviati ulteriori tentativi di formazione dell’esecutivo.
Se nessun candidato riuscirà a ottenere la fiducia parlamentare, Israele potrebbe tornare alle urne entro 90 giorni, aprendo una nuova fase di instabilità politica.
ALLE 10 AFFLUENZA AL 16,68%
L’affluenza alle urne in Israele registrata alle 10 (le 9 in Italia), dopo tre ore dall’apertura dei seggi, è stata del 16,68%, pari a circa 1,2 milioni di votanti. Lo ha annunciato la Commissione elettorale centrale. Si tratta del dato più alto dal 1981. Rispetto alle precedenti elezioni per rinnovare il parlamento del 2022, l’affluenza alle 10 è in aumento dello 0,78%.
IL PRESIDENTE HERZOG HA VOTATO A GERUSALEMME
Il presidente israeliano Isaac Herzog e sua moglie Michal hanno espresso il proprio voto a Gerusalemme. Lo riportano i media israeliani. Presso il seggio elettorale, Herzog ha dichiarato: “Rivolgo un appello a tutti i cittadini dello Stato: siamo tutti uguali; questa è la nostra giornata per uscire, lasciare il segno e votare. Domani, continueremo tutti insieme su questo cammino: non abbiamo un altro Paese”.

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(ITALPRESS).
