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Colesterolo, Ursini “Non è un colpevole, è una molecola indispensabile per la vita”

ROMA (ITALPRESS) – Il colesterolo è una sostanza grassa indispensabile per l’organismo: contribuisce alla formazione delle membrane cellulari, è necessario per produrre alcuni ormoni e partecipa alla sintesi della vitamina D e degli acidi biliari, fondamentali per gestire i grassi. Il nostro organismo produce la maggior parte del colesterolo, soprattutto nel fegato, mentre una parte arriva dagli alimenti: il problema non è quindi il colesterolo in sé, ma quando è presente nel sangue in quantità eccessive. In particolare livelli elevati di colesterolo Ldl, il cosiddetto cattivo, possono favorire la formazione di placche nelle arterie e aumentare il rischio di infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari: il colesterolo Hdl invece contribuisce a rimuovere il colesterolo in eccesso dai tessuti e a riportarlo al fegato.

“C’era bisogno di un po’ di chiarezza biologica sul colesterolo in un contesto in cui ha prevalso una medicina di tipo statistico-epidemiologico: il colesterolo è una molecola che ha vinto tredici premi Nobel, indispensabile alla vita e che in qualche maniera si è trovata inquadrata in un percorso che l’ha portato a essere un colpevole. In realtà non lo è: nel mio libro questo viene presentato sotto forma di un processo, perché se deve essere un colpevole ci vogliono un’accusa, una difesa e argomentazioni. Si trasforma una realtà biologica non solo in uno slogan, ma in un concetto intrinsecamente cattivo: c’è tutta una dialettica intricata di metabolismo e trasformazione delle lipoproteine che portano alcune a essere statisticamente associate a certe patologie, quindi usare il termine cattivo è essenzialmente una sciocchezza; il colesterolo si muove tra le diverse lipoproteine ed è il quadro complessivo che noi dobbiamo vedere”. Lo ha detto Fulvio Ursini, direttore della scuola di Scienze dell’alimentazione presso l’Università di Padova, intervistato per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa ITALPRESS.

Le narrazioni negative sul colesterolo, spiega Ursini, derivano dal fatto che esso sia “associato statisticamente non tanto alla patologia, ma a un aumento di rischio che molto spesso è estremamente marginale: il meccanismo per cui il colesterolo fa male non c’è e nemmeno può esistere. Sulla valutazione del rischio non ci possiamo inchiodare su dei numeretti: una cosa è servirsi di un indicatore di qualche tipo, un’altra è identificare un colpevole. È questo il motivo per cui voglio difendere questa povera molecola, che ha fatto tanto bene ed è inchiodata: il principale responsabile delle malattie cardiovascolari va ricercato in un’altra maniera. Di solito per descrivere queste cose uso una metafora: noi prendiamo dei camion che corrono su una strada, questi portano colesterolo e in parte sono anche fatti di colesterolo; se ho tanti camion è facile che qualcuno vada fuori strada e faccia un incidente, ma è anche possibile che se ne ho pochi qualcuno abbia i freni rotti. Con la medicina moderna quando ho tanti camion li abbasso: statisticamente posso abbassare quelli con i freni rotti, ma il bersaglio non è quello bensì aggiustare i freni in modo che chi viaggia sia più sicuro. Si sposta invece il bersaglio da qualcosa che è testimone a qualcosa che è effettivo colpevole: questi sono i freni rotti, non il carico dentro il camion”. 

La scoperta di Ancel Keys, aggiunge, avrebbe riguardato non la dieta mediterranea bensì “che ciò che mangiavano nel mondo occidentale, in particolare gli americani, li ammazzava: sulla base di questo ha fatto uno studio su 22 paesi, poi ne ha scelti sette e ha visto che quanto più grasso mangiavano, tanto più avevano malattie cardiovascolari. Sulla base di questo risultato l’industria americana degli zuccheri ha fortemente criminalizzato i lipidi: ha fatto un bel business creando la moda del cosiddetto Processed Food, ma al tempo stesso ha riempito gli americani di zuccheri e sono ovviamente aumentate le malattie cardiovascolari. Le quantità elevate fanno male per qualsiasi roba, ma i grassi non sono colpevoli: non è vero che fanno aumentare il colesterolo”.

Anziché in quest’ultimo, sottolinea Ursini, il vero colpevole va identificato in “un’alimentazione alterata, che genera la situazione patologica che poi chiamiamo malattia e la riferiamo a un colpevole che volta per volta ci viene buttato in pasto dai media: la demonizzazione dei grassi ce la terremo per sempre. Non sto dicendo di riempirci di croissant al burro, ma che a essere sbagliata è la quantità complessiva: possiamo trovare addirittura i motivi evoluzionistici per cui mangiamo troppo. L’esempio dello scandalo degli zuccheri e dei grassi è arrivato in un tribunale: hanno condannato i ricercatori pagati per parlare male dei grassi”.

L’attività fisica, conclude, “incide moltissimo contro il rischio cardiovascolare: 30mila anni fa non sapevano nemmeno cosa potesse essere l’infarto, la gente si muoveva e si trovava in una condizione di alimentazione per cui c’era un periodo di grassa, con tanto cibo disponibile, e uno di magra, in cui mancava. A essere sopravvissuti sono stati i più capaci ad accumulare energie: noi siamo fatti biologicamente per accumulare energia quando arriva la carestia, ma se questa non arriva ci troviamo più carichi”.

-Foto tratta da video Medicina Top-
(ITALPRESS).