ANKARA (TURCHIA) (ITALPRESS) – Ha preso il via ad Ankara la prima giornata del vertice Nato, che riunisce oggi e domani i rappresentanti di 32 Paesi nella capitale turca. La prima giornata è dominata dai lavori del Nato Defence Industry Forum, destinato a proporre “nuovi grandi progetti” secondo le parole del segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, con contratti del valore di “decine di miliardi di euro”. La giornata di domani vedrà invece i capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio Nord Atlantico per discutere i temi più politici che riguardano il presente e il futuro dell’Alleanza.
Nel suo intervento inaugurale, Rutte ha scandito un concetto destinato a caratterizzare l’intero vertice: “Questa è la piattaforma che riunisce la Nato e l’industria. È l’occasione per mostrare le capacità e l’innovazione sviluppate dalle nostre industrie in tutta l’Alleanza. E oggi abbiamo davvero molto da mostrare”. Richiamando gli impegni assunti al vertice dell’Aia del 2025, il segretario generale ha ricordato che gli Alleati hanno deciso di destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla sicurezza e alla difesa e di incrementare in modo significativo la produzione industriale. “Un anno fa gli Alleati hanno deciso di investire molto di più nella difesa. Oggi, ad Ankara, un anno dopo, stiamo già producendo risultati concreti”, ha affermato, sottolineando come il Forum rappresenti il passaggio dalla pianificazione all’attuazione.
La prima giornata si è già aperta con un risultato concreto: la presentazione del più ampio pacchetto coordinato di programmi industriali degli ultimi anni, destinato a rafforzare simultaneamente superiorità aerea, sorveglianza, spazio, difesa missilistica, artiglieria, logistica strategica e produzione industriale. Nel settore aerospaziale l’Alleanza ha annunciato la futura acquisizione congiunta di velivoli Saab GlobalEye, destinati a sostituire progressivamente parte della flotta AWACS Boeing E-3, introducendo una capacità di sorveglianza multidominio in grado di controllare simultaneamente spazio aereo, superficie terrestre e ambiente marittimo, con prestazioni avanzate contro sciami di droni, missili balistici e cruise. Parallelamente Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia hanno avviato il programma per l’acquisizione di fino a cinque MQ-4C Triton, destinati a rafforzare la componente ISR della Nato con una sorveglianza persistente delle grandi aree marittime, in particolare nell’Artico e nell’Alto Nord, integrando il sistema AGS già operativo da Sigonella. Sul fronte della mobilità strategica, gli Alleati hanno annunciato la consegna del decimo Airbus A330 MRTT della flotta multinazionale, mentre sette Paesi hanno dato vita a un nuovo progetto comune basato sull’Airbus A400M, estendendo il modello di “pooling and sharing” già sperimentato con successo per i tanker europei.
Lo spazio rappresenta un altro dei principali assi di sviluppo. Otto Paesi hanno lanciato HALO (Hybrid Alliance Layered Operations in Space), iniziativa destinata a integrare i satelliti militari nazionali in una costellazione interoperabile capace di assicurare comunicazioni, intelligence e tracciamento missilistico. Contestualmente il Canada è entrato nel programma STARLIFT, la Spagna ha aderito all’Alliance Persistent Surveillance from Space, mentre la Turchia ha annunciato nuovi satelliti ad alta risoluzione, piattaforme LEO per comunicazioni militari e sistemi radar di allerta precoce. Nel dominio terrestre la Nato ha avviato il progetto GENIFR, che punta a sviluppare un munizionamento standardizzato da 155 millimetri completamente interoperabile tra gli Alleati, riducendo tempi e costi produttivi. Sei Paesi, tra cui l’Italia, hanno inoltre lanciato un programma comune dedicato alle capacità di attacco terrestre a lungo raggio, comprendente nuovi missili e lanciatori, mentre la NSPA ha firmato ulteriori contratti quadro per l’approvvigionamento di munizionamento da 155 mm e munizioni circuitanti. Particolare rilievo assume infine la dimensione industriale. Dodici Alleati, Italia compresa, hanno dato vita al progetto sulle materie prime critiche, volto a mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento della difesa. Contestualmente sono stati presentati Nato Front Door for Industry e Nato Engine, strumenti destinati a integrare la produzione industriale transatlantica e a trasformare il nuovo obiettivo del 5% del Pil destinato alla difesa in capacità militari concretamente disponibili. Nel loro insieme, gli annunci di Ankara delineano una Nato che non punta soltanto ad acquistare nuove piattaforme, ma a costruire un ecosistema industriale permanente capace di produrre più rapidamente, in modo interoperabile e su scala multinazionale, le capacità richieste dal mutato scenario strategico.
– foto IPA Agency –
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