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Rapporto SDGs 2026 dell’Istat: il 51% delle misure in miglioramento, più inerzia in quelle ambientali

ROMA (ITALPRESS) – A distanza di oltre un decennio dal varo dell’Agenda 2030 e a soli quattro anni dalla scadenza per la sua realizzazione, il tema della sostenibilità si confronta con uno scenario profondamente mutato rispetto a quello in cui gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati definiti. Gli ultimi anni hanno confermato come la transizione verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica non possa essere considerata un percorso lineare, ma debba misurarsi con l’instabilità del contesto internazionale, la permeabilità del quadro economico a shock esogeni e persistenti criticità ambientali e divari sociali. Nell’ultimo anno la metà delle misure risulta in miglioramento (51%); oltre un quarto è caratterizzato da stabilità o stagnazione; i peggioramenti riguardano il 24% delle misure. Questi alcuni dati che emergono dal Rapporto SDGs 2026 dell’Istat. Le variazioni negative sono più frequenti nel Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni), per il peggioramento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’incremento dell’affollamento carcerario; nel Goal 4 (Istruzione), a causa del deterioramento delle competenze degli studenti e della contrazione della quota di giovani laureati; nel Goal 1 (Povertà zero), per il peggioramento delle misure di povertà e deprivazione.

All’opposto, il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi) registra avanzamenti per tutte le misure considerate. Quote elevate di miglioramento si osservano anche nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), per l’attenuazione delle disuguaglianze distributive, e 2 (Fame zero), grazie al miglioramento di alcune misure di sostenibilità dell’agricoltura. Le misure ambientali presentano una maggiore inerzia: nel Goal 15 (Vita sulla terra) oltre tre quarti delle misure restano stabili; livelli di stabilità elevati interessano anche i Goal 6 (Acqua) e 14 (Vita sott’acqua). Le tendenze dell’ultimo decennio restituiscono un quadro parzialmente positivo ma che sottolinea, nel complesso, l’esigenza di un’accelerazione: il 53,8% delle misure è in miglioramento, l’11,3% in peggioramento, mentre il 34,8% presenta una tendenza non univocamente determinabile. Le tendenze positive risultano più evidenti nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 7 (Energia). Anche i Goal 15 (Vita sulla terra) e 13 (Lotta al cambiamento climatico) mostrano una quota elevata di misure in miglioramento, ma con elementi di incertezza o di criticità: nel Goal 13 pesa una componente ampia di tendenze non determinate, mentre il Goal 15 registra anche la più alta incidenza di misure in peggioramento. Segnali negativi sono più frequenti nei Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), 6 (Acqua) e 11 (Città sostenibili).

Le più recenti valutazioni confermano come, nel contesto internazionale, il raggiungimento degli SDGs sia fortemente a rischio. In Europa, la sostenibilità resta centrale nelle politiche comunitarie, in un quadro che cerca di conciliare transizione ecologica, competitività e sicurezza, nel tentativo di contrastare il significativo rallentamento del percorso verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 che rischia di compromettere i risultati raggiunti in numerosi ambiti. Il posizionamento dell’Italia rispetto all’UE27, nel suo insieme e rispetto alle principali economie europee (Germania, Spagna e Francia), è stato analizzato a partire da una 82 indicatori selezionati dall’EU-SDG indicator set di Eurostat. Nel 2025 circa la metà degli indicatori (49%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media UE27; il 34% segnala un vantaggio e il 17% un posizionamento prossimo alla media europea. Rispetto al 2015 si osserva un parziale miglioramento: la quota degli indicatori favorevoli era allora pari al 28%, mentre quella degli indicatori sfavorevoli raggiungeva il 54%.

Il profilo più favorevole si osserva nel Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), in cui tutti gli indicatori considerati collocano l’Italia in posizione migliore rispetto alla media UE27. Gli indicatori con valori migliori dell’UE prevalgono anche nei Goal 2 (Fame zero), 5 (Parità di genere), 7 (Energia) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni). Le criticità più marcate emergono invece nel Goal 15 (Vita sulla terra), dove tutti gli indicatori collocano l’Italia in posizione peggiore della media europea, e nei 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 13 (Lotta al cambiamento climatico), 10 (Ridurre le disuguaglianze), 11 (Città sostenibili) e 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), nei quali la quota di indicatori critici è particolarmente elevata.

– foto screenshot grafico Istat –

(ITALPRESS).