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Maxi-operazione antimafia contro clan legati alla ‘ndrangheta nel Reggino, 79 arresti / Video

REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – È scattata all’alba di oggi una imponente operazione antimafia della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che ha coordinato le indagini dei Carabinieri e della Polizia di Stato nei confronti delle storiche cosche di ‘ndrangheta dei De Stefano, Tegano, Condello e di altre articolazioni, anche dedite al narcotraffico operanti nel territorio reggino.

79 i soggetti raggiunti da provvedimento cautelare, 73 in carcere e 6 ai domiciliari, tutti indagati, a vario titolo, per i reati di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanza stupefacente, estorsione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, aggravati dal metodo mafioso e dell’aver agevolato la ‘ndrangheta, e rapina. Le indagini hanno consentito di far luce sugli interessi economici delle cosche, dal traffico di stupefacenti alle estorsioni in danno di commercianti ed imprenditori.

Nella vasta operazione antimafia, 43 misure cautelari sono eseguite dalla Polizia di Stato, 32 misure sono state eseguite dai Carabinieri e 4 misure sono state eseguite congiuntamente dalle Forze dell’Ordine.

Le indagini, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria, sono state curate dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, dalla Squadra Mobile, dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (S.I.S.C.O.) di Reggio Calabria e dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria e hanno riguardato un’ampia porzione del territorio cittadino. Nel corso delle indagini, sono stati identificati “i soggetti considerati gli esponenti di vertice delle cosche di ‘ndrangheta De Stefano – Tegano – Condello Logiudice e sono state ricostruite le dinamiche associative dei rispettivi sodalizi, in linea di continuità con quanto già emerso nei più recenti procedimenti, che hanno cristallizzato l’esistenza di una federazione tra le storiche famiglie mafiose reggine operanti nel mandamento “Centro”, in connessione operativa tra loro e, comunque, subordinate al gruppo dirigente di Archi”. È stata delineata anche la mappatura di ulteriori articolazioni di ‘ndrangheta periferiche, ancorché federate con le predette, attive nell’area collinare della città di Reggio Calabria (Orti, Aretina, Oliveto e Croce Valanidi). Alcuni degli indagati avrebbero partecipato “ad importanti e riservate riunioni di mafia, durante le quali sarebbero stati ridefiniti gli equilibri tra le famiglie di ‘ndrangheta che controllano il centro cittadino, stabilite le posizioni di comando e responsabilità, spartiti i proventi delle attività illecite, gestiti i rapporti, a kolte conflittuali, con altre consorterie criminali, pianificati e realizzati riti di affiliazione e conferimento di “doti” e/o “cariche” di ‘ndrangheta”.

Tra le attività delittuose, di cui gli indagati si sarebbero resi responsabili, rientrano: il controllo del territorio, l’asfissiante pressione sul tessuto economico mediante il sistematico ricorso ad atti intimidatori ed estorsioni, il narcotraffico, il mutuo soccorso economico in favore dei sodali detenuti e il riciclaggio dei capitali illeciti in attività gestite da prestanome. Tali attività sarebbero state svolte dagli indagati con diverse funzioni, in virtù dei rispettivi livelli gerarchici rivestiti. Particolare rilievo assumono, inoltre, le risultanze relative al settore degli appalti per la manutenzione e la pulizia dei treni e degli impianti industriali presso il polo ferroviario reggino, ambito ritenuto di interesse strategico per la consorteria. Tale condizionamento mafioso si sarebbe manifestato “attraverso l’ingerenza nei rapporti con le imprese affidatarie del servizio, nella gestione delle maestranze, nelle assunzioni e nei licenziamenti, nonché nell’utilizzo di relazioni e dinamiche sindacali funzionali a preservare l’influenza criminale sul comparto e a garantire utilità economiche alle ‘ndrine. Contestualmente, sono stati acquisiti elementi che indicherebbero quale sia, al momento, “la componente di vertice del gruppo criminale egemone nel quartiere di Arghillä. Detta fazione sarebbe ormai divenuta il “braccio armato” delle cosche, sotto la diretta dipendenza funzionale degli appartenenti alle famiglie di Archi, che sarebbero intervenute per dirimere frizioni interne sorte con altre componenti della ‘ndrangheta reggina, a causa di condotte predatorie perpetrate senza preavviso ed il necessario nullaosta delle storiche ‘ndrine reggine”.

È stata documentata l’operatività di due distinte associazioni per delinquere finalizzate al traffico ed allo spaccio al dettaglio di considerevoli partite di stupefacenti, del tipo cocaina, eroina e marijuana. La prima, avente la sua base logistica nel quartiere di Santa Caterina di Reggio Calabria, ma con proiezioni su tutto il territorio regionale, era diretta, secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, da un noto pregiudicato, già condannato quale esponente di vertice della cosca mafiosa Tegano. Quanto alla seconda, operante principalmente nel quartiere di Arghillä, il provvedimento cautelare è stato emesso nei confronti di un soggetto già condannato per il delitto di associazione mafiosa, che avrebbe impartito direttive operative ai sodali financo durante la sua detenzione in carcere. Sono stati individuati i presunti promotori delle due organizzazioni, i finanziatori ed i relativi fornitori, nonché ricostruita l’intera filiera dall’approvvigionamento della materia prima e sono stati effettuati numerosi sequestri di sostanza stupefacente, a riscontro dei servizi tecnici. Sono state, poi, scoperte e sequestrate, a carico di più indagati, numerose armi clandestine, di diverso calibro e perfettamente funzionanti, tra cui fucili a canne mozze e fucili a pompa. Contemporaneamente, nella provincia di Reggio Calabria e in altri centri del territorio nazionale, sono state eseguite numerose perquisizioni ed è stata data esecuzione a provvedimenti di sequestro preventivo di 6 società, ritenute come riconducibili agli indagati.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE OCCHIUTO

MELONI “LOTTA ALLE MAFIE È E CONTINUERÀ A ESSERE PRIORITÀ GOVERNO”

“Un colpo durissimo quello inferto alla ‘ndrangheta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l’impiego di oltre 500 agenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri nella grande operazione che ha portato all’arresto di 79 persone, colpendo gli interessi delle cosche. Grazie a chi ogni giorno difende la legalità con coraggio e professionalità. Lo Stato non si piega. La lotta alle mafie è e continuerà a essere una priorità assoluta del Governo”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul suo profilo X.

– Foto screenshot video Polizia di Stato –

(ITALPRESS).