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Acqua, agricoltura e salute: al centro del convegno la sfida per un futuro sostenibile

ROMA (ITALPRESS) – Nonostante la Terra disponga di ampie risorse di acqua dolce, la loro distribuzione è drammaticamente diseguale: circa metà della popolazione mondiale vive una condizione di grave scarsità per almeno un mese all’anno. Un fenomeno che, alimentato dalla crisi climatica, non è più limitato alle zone aride ma sta diventando una realtà sistemica che colpisce oltre 4 miliardi di persone, rendendo i cicli naturali sempre meno prevedibili. È questo lo scenario delineato dal Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2026 intitolato “Acqua per ogni persona: pari diritti e opportunità”.

Il documento evidenzia un quadro complesso in cui la gestione dell’acqua non è solo una sfida ingegneristica o ambientale, ma una profonda questione di giustizia sociale e uguaglianza di genere. Nelle aree rurali e nei Paesi in via di sviluppo, l’onere dell’approvvigionamento ricade quasi interamente sulle spalle delle donne. Questo impegno quotidiano, stimato in 250 milioni di ore a livello globale, sottrae tempo prezioso all’istruzione, al riposo e ad attività generatrici di reddito, intrappolando intere generazioni in un ciclo di povertà. Il costo non è solo temporale, ma anche fisico e psicologico, esponendo donne e bambine a rischi per la salute e per la sicurezza durante i lunghi tragitti per raggiungere le fonti. La mancanza di servizi igienici e di acqua pulita per l’igiene mestruale porta a vergogna e assenteismo: si stima che 10 milioni di ragazze adolescenti (tra i 15 e i 19 anni), in 41 Paesi del mondo, abbiano perso scuola, lavoro o attività sociali tra il 2016 e il 2022.

La traduzione ufficiale italiana del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche (UN-WWDR 2026) curata dalla Fondazione UniVerde con la supervisione del Programma UNESCO per la Valutazione globale delle acque (UNESCO WWAP) è stata presentata ieri pomeriggio a Palazzo Rospigliosi in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il supporto di UNESCO WWAP, il patrocinio di Rai, la main partnership di Almaviva Group, la media partnership di Rai Italia e con event partner Acea Acqua, trasmesso in diretta streaming su Radio Radicale. Il progetto editoriale che ha consentito di tradurre in italiano e presentare lo UN-WWDR 2026 in contemporanea con l’ONU a New York e l’UNESCO a Parigi – dove sono state presentate, rispettivamente, le versioni in lingua inglese e francese – è stato reso possibile grazie al sostegno di Acque del Sud, G.M.T., CiviSmart, E.P.M. ed il supporto di AVR Associazione italiana produttori Valvole e Rubinetti federata ANIMA Confindustria.

Il Rapporto identifica il settore agricolo come il principale custode delle risorse idriche globali, riflettendo il ruolo vitale dell’agricoltura nella sicurezza alimentare e nella manutenzione dei territori. In questa prospettiva, l’attività agricola viene riconosciuta come motore di innovazione e resilienza: il rafforzamento delle imprese del primo settore, con un focus sulla valorizzazione del ruolo femminile, è indicato come la chiave per una gestione efficiente dell’acqua. Un messaggio che acquista un valore ancor più forte nel 2026, proclamato dall’ONU “Anno Internazionale della Donna Agricoltrice”. Com’è ormai tradizione, in occasione dell’evento sono stati illustrati i dati del Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, giunto alla XVI edizione, con focus su Acqua, agricoltura e climate change, realizzato dalla Fondazione UniVerde e Noto Sondaggi con la supervisione della Coldiretti e in collaborazione con ANBI e Fondazione Campagna Amica.

Dall’analisi emerge che gli italiani convivono ormai con una “nuova normalità”, in cui il clima rappresenta oggi un elemento imprevedibile e pericoloso ma riconoscono (58%) l’importante lavoro di manutenzione del territorio da parte degli agricoltori. La preoccupazione più acuta è per il rischio alluvioni, con il 58% che esprime un livello di allerta massimo (voto 8-10); seguito a breve distanza dal rischio siccità, con il 54%. Se si guarda alle medie, il livello di apprensione rimane cristallizzato a un valore molto alto: 7,4 su 10 per entrambe le calamità. Per tutelare la sicurezza alimentare e dei territori, l’83% degli intervistati ritiene urgente affrontare il cambiamento climatico sostenendo gli agricoltori. Per proteggere il patrimonio agricolo e agroalimentare italiano dai fenomeni estremi restano prioritari, per il 71% degli intervistati, interventi contro la siccità come risparmio idrico ed efficientamento. Cresce la percezione della necessità di elaborare piani di adattamento specifici per il settore agricolo (54%, ben +8% rispetto al precedente rapporto).

Il convegno è stato aperto dagli indirizzi di saluto di Vincenzo Gesmundo (Segretario Generale di Coldiretti): “La disponibilità di acqua è centrale per la vita delle persone e per le nostre eccellenze agroalimentari e non può continuare ad essere gestita in maniera emergenziale: non possiamo immaginare che i cittadini italiani debbano salire su un camion per andare a prendere l’acqua con le taniche né che gli agricoltori vedano i propri raccolti cancellati o i loro animali morire di sete a causa della siccità. Dotare il Paese di un’infrastruttura che garantisca la disponibilità della risorsa idrica è diventato un fattore strategico che non può essere ulteriormente rimandato. È per questo che torniamo a rilanciare la nostra proposta di un piano di invasi con sistemi di pompaggio per produrre energia elettrica e raccogliere acqua piovana, così da renderla disponibile quando serve”.

Hanno portato i saluti istituzionali: Francesco Lollobrigida (Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste): “L’agricoltura italiana si conferma oggi tra le più resilienti d’Europa, posizionando l’Italia come prima economia agricola per valore aggiunto davanti a Paesi come Spagna, Francia e Germania. Questo primato è sostenuto dai numeri straordinari dell’export agroalimentare che, nel 2025, ha raggiunto i 72,4 miliardi di euro, garantendo al Paese un’economia legata all’agrifood molto ricca. A difesa di questo patrimonio, ci siamo battuti in Europa per assicurare le giuste remunerazioni a chi custodisce e tutela il territorio; un risultato ottenuto attraverso il recupero di tutti i fondi della Politica Agricola Comune e l’aggiunta di nuove risorse. In tema di produzione energetica pulita, abbiamo già finanziato 24 mila aziende, a cui se ne aggiungeranno altre 6 mila attraverso un nuovo bando per il solare che rispetta la vocazione agricola dei territori, con l’obiettivo di garantire alle realtà agricole il 30% del proprio fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili. Stiamo poi investendo sulla ricerca nelle Tecnologie di Evoluzione Assistita, puntando su sistemi di ibridazione capaci di generare piante resistenti alle fitopatie, meno idro-esigenti e con un ridotto bisogno di agrofarmaci. Una via che esclude ogni apertura agli OGM. Infine, abbiamo istituito una Cabina di regia dedicata alle risorse idriche per tornare ad avere una strategia nazionale sull’acqua”.

Gilberto Pichetto Fratin (Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica): “Acqua vuol dire futuro: per l’ambiente, l’energia, lo sviluppo delle comunità. Serve un approccio insieme globale e nazionale, con una forte attenzione ai cambiamenti climatici in atto e agli scenari internazionali, con i conflitti che attraversano il Mediterraneo. Dobbiamo esplorare ogni tecnologia, puntando nelle migliori pratiche come il riuso dei reflui, gli invasi, la dissalazione, la gestione efficiente e circolare dell’acqua che eviti sprechi intollerabili. Ci sono forti investimenti nel PNRR, tra cui il nuovo Sistema Integrato di Monitoraggio (SIM) del MASE, con tecnologie innovative per individuare e prevenire i rischi idraulici, ma anche per l’agricoltura di precisione e la lotta all’inquinamento marino. Decisiva è l’efficace governance del settore, con gestori forti in grado di fare investimenti. Il 2026 è denso di impegni internazionali, l’Italia può essere fulcro del negoziato sull’acqua. Alla Conferenza ONU del 2023 il Paese ha preso 18 impegni volontari, di cui la metà direttamente attribuibili al MASE. Siamo molto attivi, con il Piano Mattei e con le tante azioni di cooperazione internazionale, per l’accesso all’acqua e la resilienza dei sistemi idrici, in particolar modo in Africa. L’Italia è consapevole di una responsabilità etica che deve unirci tutti nella salvaguardia della nostra fonte di vita più preziosa”.

Gli interventi introduttivi sono stati a cura di: Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde): “Prevenire le criticità che portano a una gestione emergenziale non è solo un dovere, ma un traguardo possibile: la risposta risiede in una rivoluzione eco-digital che metta al centro la resilienza dei territori e coordini tra loro le transizioni ecologica e digitale. Come evidenziato dall’UN-WWDR 2026, la sfida è sostenere la sicurezza e la qualità produttiva, garantendo la sostenibilità e la competitività sia del settore agricolo che di quello idrico. In questo scenario, l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione delle infrastrutture e l’intelligenza artificiale non sono semplici strumenti tecnici, ma alleati strategici per esaltare l’efficienza e la circolarità delle nostre filiere. La consapevolezza dei cittadini verso questo percorso di crescita è netta, come conferma il Rapporto ‘Gli italiani e l’agricoltura’: il 72% sostiene con convinzione l’introduzione dei certificati blu. Questo strumento, sull’esempio dei certificati bianchi per il risparmio energetico, intende proprio valorizzare e premiare quelle imprese che, con lungimiranza, investono in tecnologie di risparmio idrico, sulla scia del percorso già intrapreso dal settore agricolo, come modello di modernizzazione e buone pratiche. Il forte consenso registrato, con picchi del 78% al Sud e una crescita significativa nelle Isole (+11%, attestandosi al 72%), dimostra che l’Italia è pronta a sostenere soluzioni avanzate, inclusa l’integrazione strutturale del riuso sicuro e certificato, a fini irrigui, delle acque reflue depurate. Il convegno, riunendo Istituzioni, stakeholder e Istituti di Ricerca d’eccellenza, segna un passo decisivo: trasformare la gestione della risorsa idrica in una grande opportunità di sviluppo sostenibile per l’intero sistema Paese”.

Ettore Prandini (Presidente di Coldiretti): “La garanzia dell’acqua è centrale per l’agroalimentare italiano con circa il 41% del valore aggiunto prodotto dal settore che deriva proprio da produzioni irrigue. Dinanzi alla sfida dei cambiamenti climatici occorre dunque razionalizzare l’utilizzo di una risorsa sempre più preziosa e l’agricoltura italiana è oggi in prima fila nella messa in campo di soluzioni di Agricoltura 4.0 e 5.0 per il risparmio idrico. Secondo il Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole effettuato dal Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next, un’azienda agricola su dieci ha effettuato investimenti per la digitalizzazione dei sistemi irrigui, con l’obiettivo di combinare sostenibilità, abbattimento dei costi e aumento della produttività delle coltivazioni”.

Fulvio Conti (Head of Water, Agriculture, Environment and Space Business Unit, Almaviva Group): “L’acqua è il filo invisibile che collega tre elementi fondamentali per il nostro futuro: agricoltura, salute e sostenibilità. Gestirla bene significa garantire sicurezza alimentare, resilienza climatica e qualità della vita dei territori. Eppure, oggi sottovalutiamo questo potenziale: in Italia riusiamo appena il 3% delle acque reflue. Integrare dati ambientali, agricoltura digitale e monitoraggio delle acque permette non solo di migliorare l’uso della risorsa idrica, ma anche di rafforzare gli strumenti di prevenzione sanitaria. È su questa integrazione tra acqua, cibo, salute e tecnologia che Almaviva sta costruendo soluzioni digitali per accompagnare territori e istituzioni verso un modello di sviluppo realmente sostenibile”.

Al panel “Verso la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sull’Acqua”, è stato annunciato il side-event di livello ministeriale che dovrebbe tenersi, il condizionale è d’obbligo in considerazione delle tensioni in Medio Oriente, negli Emirati Arabi Uniti nel mese di dicembre di quest’anno.

Miguel De França Doria (Direttore di UNESCO WWAP – World Water Assessment Programme) ha presentato in videomessaggio la sintesi del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2026 ‘Acqua per ogni persona: pari diritti e opportunità’ ed ha dichiarato: “Siamo molto grati alla Fondazione Univerde per la continua collaborazione, sin dal 2018, per la versione italiana del rapporto e per il sostegno alla sua diffusione e visibilità. Colgo l’occasione per annunciare anche la nostra intenzione di co-organizzare, in occasione della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua, che si terrà entro la fine dell’anno, un evento ministeriale con la Fondazione Univerde e la Fondazione ‘Mame Mor Anta Saly for Development. Questo evento rappresenta un’opportunità per discutere con ministri e decisori politici su come accelerare i progressi verso l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 6 sull’acqua pulita e i servizi igienico-sanitari, proprio mentre il mondo entra negli ultimi cinque anni dell’Agenda 2030. Sarà anche un’ottima occasione per approfondire i dati dello UN-WWDR che, quest’anno, pone l’attenzione su una realtà urgente: la parità di genere nel settore idrico, la rimozione delle barriere sociali, legali e finanziarie che limitano il diritto delle donne all’acqua e, al contempo, investimenti in finanziamenti che tengano conto delle questioni di genere e che siano sensibili alle tematiche di genere”.

Circa 2,1 miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile sicura, 3,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro e 1,7 miliardi di persone vivono ancora senza servizi igienici di base nelle loro abitazioni. Per Fodé Seck (Ambasciatore al Ministero Affari Esteri del Senegal e Amministratore Generale della Foundation Mame Mor Anta Saly pour le développement): “L’incontro odierno qui alla sede di Coldiretti offre la piattaforma ideale per annunciare alla comunità internazionale l’evento collaterale a livello ministeriale che le due fondazioni, UniVerde e Mame Mor Anta Saly, hanno deciso di organizzare insieme e sotto la supervisione di UNESCO WWAP, nell’ambito della Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del prossimo dicembre. Le risorse idriche sono seriamente minacciate da fattori sia antropici che naturali: sovrasfruttamento, modelli di produzione e consumo insostenibili, inquinamento da rifiuti liquidi e solidi, tra cui la plastica, peggioramento degli effetti negativi dei cambiamenti climatici e molto altro”.

Al panel “Acqua come infrastruttura strategica per il futuro. Il ruolo chiave delle imprese”, con la moderazione di Tessa Gelisio (Giornalista e conduttrice televisiva), sono state illustrate best practice di realtà italiane virtuose che possono accelerare la transizione ecologica e digitale, nella direzione tracciata dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Enrico Pezzoli (Amministratore Delegato di Acea Acqua): “Di fronte al cambiamento climatico, la transizione idrica è diventata una priorità, ormai inscindibile da quella energetica, per garantire sicurezza e crescita nel Paese. In Italia, la modernizzazione delle reti è urgente, specialmente per il settore agricolo, dove la disponibilità idrica è alla base della sicurezza alimentare. Operatori come Acea giocano un ruolo centrale nel trasformare la sostenibilità in capacità operativa, ottimizzando il trasporto e potenziando gli impianti. L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono strumenti essenziali, ma richiedono una governance solida capace di attrarre investimenti. Infine, è necessario promuovere una nuova cultura dell’acqua, passando dalla percezione di bene scontato a quella di risorsa preziosa per il benessere nazionale”.

Luigi Giuseppe Decollanz (Presidente del CdA di Acque del Sud): “L’acqua motore di sviluppo non solo economico ma soprattutto culturale e democratico. Non esiste civiltà che non si sia fondata sull’acqua e non esiste democrazia che non ne abbia beneficiato. Garantire il bene acqua è il primario obbiettivo del progetto Acque del Sud il cui motto, non a caso, è “Più Acqua, più Sviluppo, più Democrazia”. Annamaria Barrile (Direttore Generale di Utilitalia): “La resilienza idrica è diventata un tema centrale nelle strategie operative delle utility: si va dalla manutenzione e la realizzazione di nuovi invasi alle interconnessioni tra gli schemi acquedottistici, fino alle risorse idriche complementari come la dissalazione, il riuso e la ricarica delle falde. A livello nazionale il valore degli investimenti sostenuti dalla tariffa è aumentato fino a circa 4 miliardi l’anno, ma il fabbisogno di settore è stimato da Utilitalia in almeno 6 miliardi l’anno. Il PNRR ha dato certamente un impulso significativo, con oltre 5 miliardi stanziati in 5 anni fino al 2026, ma nel prossimo futuro bisognerà coprire il delta tra i 4 miliardi derivanti dalla tariffa e i 6 miliardi di fabbisogno”.

Andrea Villa (Vice Presidente di AVR – ANIMA Confindustria): “La gestione sostenibile della risorsa idrica è una sfida concreta e una priorità sistemica che riguarda da vicino industria, agricoltura e salute pubblica. La partecipazione di Avr, associazione dei costruttori di valvole e rubinetti federata Anima Confindustria, a questo momento di confronto promosso da Fondazione Univerde, rappresenta l’occasione per portare un contributo responsabile e collaborativo su un tema che richiede soluzioni condivise e visione di lungo periodo. Crediamo che solo attraverso una partnership reale fra istituzioni, gestori e industria sia possibile rendere le infrastrutture più efficienti; in questo contesto, il comparto del valvolame e della rubinetteria italiana è pronto ad offrire il proprio contributo”.

Emanuele Giglio (Responsabile R&D di G.M.T.): “L’acqua non è più solo una risorsa naturale, ma una vera infrastruttura strategica — per l’agricoltura, l’industria e le città — che richiede un approccio sistemico e non solo ambientale. La vera sfida non riguarda solo la disponibilità, ma la performance: efficienza significa ottenere gli stessi risultati con meno risorse, riducendo sprechi, perdite ed energia impiegata nella gestione. Per trasformare l’acqua in un’infrastruttura intelligente servono dati, tecnologie e modelli economici sostenibili, con strumenti come i certificati blu che fungono da acceleratori degli investimenti. GMT, in qualità di ESCO, ha sviluppato strategie per applicare al settore idrico lo stesso approccio già consolidato in quello energetico, puntando sull’integrazione tra efficienza idrica ed energetica e sull’uso intelligente dei dati. Trattare l’acqua come infrastruttura strategica è la condizione necessaria per garantire sicurezza, sostenibilità e competitività nel lungo periodo”.

Riccardo Amoroso (Amministratore Delegato di CiviSmart): “CiviSmart promuove progetti, anche in partenariato pubblico-privato, per sviluppare soluzioni innovative nello smart metering, nelle reti di comunicazione e nel telecontrollo, integrando impianti fotovoltaici per ridurre i consumi del sistema idrico. Attraverso modelli data-driven, contribuisce a ridurre le perdite, ottimizzare la gestione della risorsa e sviluppare soluzioni per il recupero delle acque reflue. In questo contesto, supporta la Pubblica Amministrazione locale nella transizione energetica, dall’illuminazione pubblica all’adozione di tecnologie sostenibili nei settori adiacenti, posizionandosi come partner strategico per sistemi idrici intelligenti”.

Carmine Esposito (Consigliere Delegato di E.P.M. e Presidente di FNIP-Confcommercio): ‘Come EPM abbiamo scelto di sostenere la traduzione del Rapporto ONU 2026, poiché crediamo che l’efficienza idrica sia il pilastro della transizione eco-digitale e che quindi sia fondamentale divulgarne il contenuto. Il forte consenso dei cittadini verso i certificati blu e il riuso delle acque reflue conferma che il sistema Paese è pronto per modelli di gestione integrata e circolare. Innovazione tecnologica e servizi avanzati sono strumenti strategici per garantire sostenibilità e qualità, trasformando la gestione delle risorse in una reale opportunità di sviluppo per le imprese e i territori”.

A seguire, Antonio Noto (Direttore di Noto Sondaggi) ha presentato i dati del XVI Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, secondo cui il percorso di modernizzazione dell’agricoltura italiana trova una delle sue espressioni più vivaci e amate nel concetto di multifunzionalità, che ha trasformato le aziende agricole – già apprezzate dal 72% degli intervistati in quanto tengono vive le tradizioni agricole – in veri hub di imprenditorialità diversificata che godono di un ampissimo apprezzamento. La vendita diretta di prodotti ne è l’emblema, con il 90%, seguita dall’agriturismo, gradito dall’82% degli italiani (dato aggregato). Seguono agro-asili e pet therapy (74%), fattorie didattiche (71%) e le attività agro-sportive (69%, +3%).
Sul fronte delle innovazioni, il rapporto segnala una forte spinta verso l’uso di acque reflue depurate per fini irrigui, con il 77% (dato aggregato). Si confermano come prioritari (61%) i sistemi di monitoraggio e gestione dell’irrigazione ma il 54% del campione (+8% rispetto alle due precedenti rilevazioni) punta su attrezzature per l’irrigazione a basso consumo. Per favorire questa transizione, i cittadini chiedono alle Amministrazioni, centrali e locali, oltre che dotarsi di infrastrutture tecnologiche abilitanti (40%), di prevedere incentivi basati su fattori premianti (28%) e la semplificazione dell’accesso agli aiuti (21%, +3% sul 2025).

Al panel “Innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità” sono intervenuti figure apicali dei principali Istituti di Ricerca nazionali che si occupano di acqua, agricoltura e salute in un approccio “One Health”:

Andrea Lenzi (Presidente CNR): “Oggi diventa fondamentale sviluppare strategie integrate che coniughino sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e resilienza climatica. Ricerca e innovazione, trasferimento tecnologico, infrastrutture all’avanguardia sono le parole chiave che guidano l’azione del Consiglio Nazionale delle Ricerche nel settore agricolo, nell’ambito del quale sperimentiamo anche soluzioni innovative direttamente in campo con operatori di settore. Rilevanti progetti PNRR come Agritech o il Centro Nazionale per la Biodiversità e i progetti nati nell’ambito del Piano Mattei sono risposte concrete alla complessa sfida che riguarda la gestione della risorsa idrica. Il Cnr intensificherà il proprio impegno, anche partecipando al Forum Euromediterraneo dell’acqua che si terrà a Roma in autunno, nella consapevolezza che la tutela di questa risorsa sia determinante per la salute umana, animale e dell’ambiente”.

Maria Alessandra Gallone (Presidente ISPRA e SNPA): “Acqua, Agricoltura e Salute, tre temi centrali per il futuro del nostro Paese. La gestione sostenibile delle risorse idriche, la sicurezza alimentare e la tutela della salute sono sfide strettamente interconnesse che richiedono un approccio integrato basato su conoscenza, innovazione e collaborazione e in linea con il principio One Health, che riconosce l’indissolubile legame tra la salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi. È proprio attraverso questa visione sistemica che possiamo affrontare in modo più efficace le criticità ambientali e sanitarie, promuovendo soluzioni capaci di generare benefici diffusi e duraturi. ISPRA, attraverso il modello BIGBANG, fornisce le stime del bilancio idrologico nazionale; le ultime rilevazioni ci dicono che nel 2025, le precipitazioni totali in Italia sono in calo di circa il 9% rispetto al 2024, di conseguenza anche la risorsa idrica rinnovabile risulta in calo rispetto alle medie storiche. L’Istituto rinnova il proprio impegno nel promuovere strumenti avanzati per il monitoraggio e la valutazione ambientale, perché investire in innovazione significa rafforzare la capacità di prevenire i rischi, migliorare la qualità delle produzioni agricole e garantire la protezione degli ecosistemi e della salute dei cittadini”.

Maria Chiara Zaganelli (Direttore Generale CREA): “L’acqua è una risorsa strategica per l’agricoltura e il CREA è impegnato a renderne l’uso sempre più efficiente in tutti i sistemi colturali. Attraverso ricerca avanzata, miglioramento genetico e innovazioni tecnologiche sviluppiamo soluzioni che permettono una gestione sostenibile delle risorse idriche, supportando imprese e territori nel trasferimento di pratiche efficaci. Forniamo inoltre analisi e studi a sostegno delle politiche pubbliche, contribuendo alla transizione verso sistemi agricoli sempre più resilienti, capaci di continuare a garantire qualità e sicurezza alimentare”.

Fabio Vitale (Direttore AGEA): “Agea governa l’equilibrio tecnico e tecnologico della gestione del suolo attraverso l’innovazione. L’obiettivo è proteggere insieme ambiente, economia e salute collettiva. Attraverso le tecnologie satellitari avanzate studiate in Agenzia è possibile l’osservazione in tempo reale dell’intero territorio italiano e, su una base cartografica ad alta definizione oltre alla classificazione multilivello dell’uso del suolo, è possibile la lettura integrata di colture, elementi ecologici, aree non produttive e infrastrutture idriche. Da questo deriva una pianificazione più efficace dell’uso della risorsa idrica, anche in termini di riuso dell’acqua e, conseguente, miglioramento delle infrastrutture. Parliamo di Water Credit, leva strategica per generare flussi economici virtuosi senza creare nuovo debito. Questo è quanto una pubblica amministrazione capace di utilizzare dati, tecnologie avanzate e strumenti predittivi, può realizzare già oggi”.

Claudia Brunori (Direttrice Dipartimento Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali, ENEA), intervenuta in collegamento, ha dichiarato: “ENEA propone un approccio sistemico e integrato per la gestione efficiente della risorsa idrica in modo da garantire competitività e resilienza dei sistemi produttivi ma anche salute e benessere della popolazione. Lo stress idrico causato dal cambiamento climatico rende sempre più stretto il legame tra acqua, agricoltura e salute. Per questo occorre un cambio di paradigma: gli impianti di trattamento delle acque reflue devono divenire bioreattori ad elevate prestazioni che siano in grado di eliminare inquinanti e recuperare acqua, sostanze nutrienti e altre risorse, come il fosforo, materia prima critica non rinnovabile che viene importata al 100% da fuori Europa. Ciò richiede rilevanti investimenti, ma con indubbi benefici nel medio-lungo termine”.

Luca Lucentini (Direttore del Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque): “Il rapporto UN‑WWDR 2026 ci pone di fronte ad una sfida complessa, che l’Europa ha approcciato attraverso la nuova strategia sulla resilienza idrica, passando da un approccio retrospettivo di conformità ai punti d’uso ad una gestione preventiva e integrata dei rischi – dal corso naturale dell’acqua all’intero ciclo idrico integrato – per la sicurezza e sostenibilità di uso e riuso della risorsa. La convergenza di strategie istituzionali e competenze di eccellenza nella gestione verso il paradigma “One Water, One Health”, con l’impegno del Centro nazionale per la sicurezza delle acque (CeNSiA) dell’Istituto Superiore di Sanità, fa oggi dell’Italia un laboratorio avanzato di cultura e governance dell’acqua come diritto umano, fattore produttivo strategico e presidio di salute pubblica per le filiere agricole e le comunità”.

Massimo Gargano (Direttore Generale di ANBI): “Innovazione e ricerca rappresentano uno degli asset della strategia di adattamento, sostenuta da ANBI; gli altri sono manutenzione del territorio, realizzazione ed efficientamento di infrastrutture idrauliche, promozione della cultura dell’acqua. I Consorzi di bonifica ed irrigazione sono laboratori a cielo aperto e hanno nell’area sperimentale Acqua Campus, a Budrio nel Bolognese, un centro di riferimento per l’efficientamento irriguo, riconosciuto a livello internazionale. Una partita importante è legata all’utilizzo agricolo delle acque reflue: una risorsa quantomai utile in tempi di incertezza climatica, ma per il cui uso abbiamo chiesto la preventiva certificazione di salubrità, emessa da un ente terzo; in gioco ci sono salute pubblica e credibilità del made in Italy agroalimentare. In questo quadro, un ruolo determinante lo assume il Piano Invasi multifunzionali, proposto da ANBI con Coldiretti: non solo si creerebbero riserve idriche, utili per l’agricoltura e per la produzione di energia rinnovabile fotovoltaica e idroelettrica, ma tali serbatoi contribuirebbero a rimpinguare le falde, la cui sofferenza ha rilevanti conseguenze non solo sulla quantità, ma anche sulla qualità delle risorse idriche”.

Modelli di gestione integrata e sinergie multisettoriali e multifunzionali possono rispondere alla necessità di un’azione coordinata sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, in particolare gli obiettivi n. 2 “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile” e n. 6 “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie”, alla luce delle iniziative trasformative richieste dall’obiettivo n. 13 per “Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico”.
Il legame tra acqua, terra e salute è indissolubile: sostenere i settori agricolo e industriale nel percorso di adattamento e mitigazione degli effetti del climatico, agevolandoli con strumenti normativi, incentivi e tecnologie innovative, rappresenta la sola garanzia per la sicurezza e la qualità alimentare in un mondo che cambia.
I cittadini, stando ai dati del Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, sono consumatori sempre più consapevoli (77%) che il cambiamento climatico si combatta anche attraverso le scelte alimentari dei singoli e se, nelle intenzioni rilevate dall’indagine demoscopica si dichiarano disponibili ad adeguarsi ai principi della dieta mediterranea (74%) e a preferire cibi Km0 (78%), lo stanno in parte già facendo se si guarda al dato, +26% rispetto al 2023, relativo al consumo di frutta e verdura.

Solida resta la contrarietà al consumo di prodotti sintetici (63%) e al consumo di alimenti contenenti insetti (63%), preferendo i prodotti agricoli italiani ritenuti più genuini (70%), saporiti (68%) e controllati (66%).

– Foto ufficio stampa Univerde –

(ITALPRESS).