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Valditara “Tetto agli stranieri in classe solo se non parlano bene la nostra lingua. La norma riguarda anche gli europei”

ROMA (ITALPRESS) – Quello di Mattarella “è stato un bellissimo discorso. Con la consueta saggezza Mattarella si è espresso a favore di una scuola incentrata sul rispetto, in linea con i valori costituzionali, che sappia contrastare le classi ghetto”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in un’intervista al Corriere della Sera sul provvedimento annunciato dal governo sul tetto di stranieri in classe.

“Stiamo lavorando agli ultimi dettagli ma avrà come elemento centrale la conoscenza dell’italiano e ci saranno criteri oggettivi per stabilire a chi si applica. I limiti non si applicheranno agli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia ed entrano in prima elementare o a quanti hanno frequentato positivamente alcuni anni di scuola, perché si può pensare che abbiano acquisito una certa conoscenza dell’italiano. Le norme si applicano anche” agli studenti con passaporto europeo.

“Le classi con più del 20 per cento di studenti stranieri neo-arrivati che non conoscono la nostra lingua sono poco meno di mille, per lo più alle elementari. Per queste abbiamo formato e assunto docenti specializzati. Sono invece 34 mila quelle con almeno il 30% di alunni stranieri, ma come ho detto la norma riguarderà solo quelli che non conoscono adeguatamente la nostra lingua”, che sono circa un terzo.

“Il fenomeno della concentrazione dei migranti in alcune aree geografiche e in alcuni quartieri delle grandi città è disomogeneo. In crescita al Nord e a Roma, meno rilevante nelle regioni del Sud”, ricorda Valditara. Perché il limite, previsto già da Gelmini ma inapplicato, ora dovrebbe funzionare? “La nostra è una legge e non una circolare e sarà cogente. Attribuiamo un ruolo di coordinamento agli uffici scolastici territoriali che potranno spostare gli studenti in eccesso ad altra scuola di prossimità, come già avviene oggi per gli studenti italiani in sovrannumero. Non sarà più possibile l’inerzia. Inoltre prevediamo un preciso modello organizzativo”, spiega.

“Non stiamo facendo annunci, ma costruendo un sistema concepito per funziona??”, sottolinea. “Il fenomeno del white flight, letteralmente la fuga dei bianchi, mi preoccupa molto: c’è a livello mondiale ma riguarda anche l’Italia. Se riduciamo a percentuali equilibrate la presenza di studenti che non parlano la nostra lingua, gli altri studenti potrebbero tornare. Per questo trovo senza costrutto le polemiche della sinistra: qui c’è il rischio di scivolare verso l’Alabama degli anni ’50, con le scuole ghetto, quelle della segregazione”. Infine, anche per i genitori “stiamo studiando strumenti efficaci. Se a casa parli arabo, dimentichi quello che hai fatto a scuola. Gli studi internazionali ci dicono che è importante che i genitori conoscano la lingua e seguano ciò che i figli fanno a scuola”.

Il divieto di burqa e niqab a scuola “è una questione di civiltà, mi dispiace per chi fa polemiche, ma il burqa è il simbolo della mentalità patriarcale violenta che considera la donna una non persona e che noi come Lega abbiamo sempre avversato. I nostri valori dicono che la libertà della donna non è negoziabile”. Come evitare che queste ragazze spariscano o vengano rimandate nel loro Paese? “Chi non le manda a scuola, grazie al decreto Caivano, rischia fino a due anni di galera. E i magistrati possono togliere la potestà genitoriale”

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).