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Usa-Iran, contraddizioni tra Vance e Ghalibaf sui fondi iraniani. Media “Teheran non permetterà ispezioni ai siti nucleari colpiti”

ROMA (ITALPRESS) – La diplomazia iraniana smentisce categoricamente le dichiarazioni americane e afferma che non permetterà ispezioni nei siti nucleari colpiti durante il conflitto. Lo riporta la Tv al Arabiya. “Non intendiamo autorizzare gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica a visitare i siti nucleari presi di mira nel corso del conflitto”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, in una conferenza stampa oggi. Baghaei ha precisato che la delegazione iraniana guidata da Mohammad Bagher Qalibaf in Svizzera non ha avuto alcun incontro con il direttore dell’AIEA, Rafael Grossi. Ha inoltre sottolineato che la memoria d’intesa firmata con gli Stati Uniti “si basa sul rispetto e sull’impegno verso la realtà” e che “qualsiasi discorso arrogante comprometterà il percorso dell’accordo”. Sui fondi congelati, il portavoce ha affermato: “Siamo liberi di disporre dei nostri beni congelati che saranno sbloccati e non esiste alcuna restrizione su di essi”. Ha aggiunto che le capacità missilistiche e di difesa iraniane “non saranno oggetto di negoziato con alcuna parte”.

Riguardo al Libano, è stata concordata una meccanismo con la partecipazione di Iran, Qatar, Pakistan, Stati Uniti e Libano per prevenire l’escalation e monitorare il cessate il fuoco. “La fine degli attacchi contro il Libano è parte integrante della memoria d’intesa”, ha rimarcato. Le dichiarazioni arrivano in risposta alle affermazioni del vicepresidente americano JD Vance, che aveva parlato di un consenso iraniano al ritorno degli ispettori. Teheran ribadisce invece che le ispezioni proseguiranno solo secondo gli accordi precedenti di Islamabad di aprile e che i cinque punti principali della memoria d’intesa dovranno essere pienamente attuati prima di qualsiasi nuovo negoziato sul dossier nucleare.

CONTRADDIZIONI TRA VANCE E GHALIBAF SU FONDI IRANIANI

Nonostante l’ottimismo che aveva caratterizzato i colloqui tra Stati Uniti e Iran svoltisi nel resort svizzero di Burgenstock nella notte tra domenica e lunedì, nelle ultime ore sono emerse evidenti contraddizioni tra le versioni fornite dalle due parti. Lo riporta la Tv al Arabiya.

Il vicepresidente statunitense JD Vance, che ha guidato la delegazione americana, ha dichiarato ieri sera alla stampa che Washington ha accettato di sbloccare parte dei fondi iraniani congelati, subordinandolo però a progressi concreti nei negoziati. Vance ha aggiunto che tale mossa beneficerà gli agricoltori americani, poiché – ha sostenuto – Teheran utilizzerà quei soldi per acquistare prodotti statunitensi. Posizione ribadita anche dal presidente Donald Trump.

Versione nettamente smentita dal capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Qalibaf e dal governatore della Banca Centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati. Entrambi hanno sottolineato che l’Iran non è obbligato ad acquistare prodotti agricoli americani in base al memorandum d’intesa. Hemmati ha precisato che la prima tranche di 6 miliardi di dollari sarà utilizzata esclusivamente secondo i termini dell’accordo per lo scambio di prigionieri del 2023, che limita la spesa a beni umanitari, alimentari e medicinali.

“L’Iran acquisterà prodotti agricoli statunitensi solo se offriranno prezzi e qualità superiori rispetto alle alternative”, ha aggiunto Hemmati, ricordando che negli ultimi anni il Paese si è rifornito principalmente da grandi aziende americane ed europee. Per quanto riguarda gli altri asset congelati, inclusa una seconda tranche di 6 miliardi, Teheran ha fatto sapere che potranno essere impiegati anche per acquisti non soggetti a sanzioni.

Vance ha definito “false e inventate” le voci secondo cui la delegazione iraniana avrebbe abbandonato i colloqui, durati circa 18 ore. Di parere opposto Qalibaf, che ha affermato che il team iraniano si è effettivamente ritirato nella fase finale dei negoziati a causa delle minacce e delle dichiarazioni “bellicose” di Trump. Secondo Qalibaf, Teheran ha informato i mediatori qatarini e pakistani che il primo punto del memorandum prevede il divieto di scambi di minacce tra le due parti.

Sul fronte nucleare, Vance ha sostenuto che l’Iran ha accettato l’ingresso di ispettori internazionali, definendo i colloqui come base “solida” per un futuro accordo definitivo. Dichiarazione respinta dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo cui durante i colloqui in Svizzera non sono state discusse questioni nucleari né avanzati nuovi impegni da parte di Teheran. Baghaei ha ribadito che l’attuazione degli obblighi iraniani resta legata al rispetto da parte americana degli impegni su cessazione delle ostilità, esportazioni di petrolio e sblocco degli asset finanziari.

PEZESHKIAN “EFFICACIA NEGOZIATI DIPENDE DA ATTUAZIONE PRECISA IMPEGNI”

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha sottolineato che l’efficacia delle conversazioni dipende dal pieno rispetto e dall’attuazione precisa degli impegni presi. Lo riporta la Tv al Jazeera. “L’efficacia dei colloqui si basa sull’adesione completa agli accordi raggiunti e sulla loro esecuzione accurata”, ha dichiarato Pezeshkian. “Le dichiarazioni che esulano dal testo concordato non aiutano a far avanzare i negoziati”. Secondo il presidente iraniano, “i progressi nel percorso delle trattative saranno misurati attraverso l’impegno concreto nell’assumersi le responsabilità accettate”.

IRAN “GESTIREMO STRETTO HORMUZ SECONDO DIRITTO INTERNAZIONALE”

L’Iran ribadisce che gestirà lo Stretto di Hormuz in conformità con il diritto internazionale, dopo le recenti aperture americane e omanite sul passaggio libero e senza pedaggi. Lo ha affermato il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Qalibaf, secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale Irna. “Lo Stretto di Hormuz non tornerà mai alle condizioni precedenti alla guerra e sarà gestito dall’Iran, in linea con il diritto internazionale”, ha dichiarato Qalibaf dopo i colloqui con gli Stati Uniti in Svizzera. Il funzionario ha definito “buoni risultati” i negoziati svolti nel resort di Bürgenstock, in particolare su Hormuz, Libano, esenzione delle sanzioni sul petrolio e sblocco dei fondi congelati. “Siamo ancora all’inizio di questo percorso e dobbiamo continuare gli sforzi”, ha aggiunto.

Le trattative tecnico-diplomatiche tra Teheran e Washington hanno portato alla formazione di quattro gruppi di lavoro su: rimozione delle sanzioni, affari nucleari, ricostruzione e sviluppo economico, monitoraggio e attuazione. È stato inoltre concordato il rilascio di 12 miliardi di dollari di asset iraniani congelati, in due tranche da 6 miliardi ciascuna, e una licenza americana per la vendita di petrolio iraniano. Qalibaf ha inoltre confermato l’accordo su un meccanismo per il passaggio sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz e la creazione di un’unità per prevenire i conflitti in Libano, con la partecipazione di Pakistan e Qatar. Le due parti hanno siglato una memoria d’intesa lo scorso 18 giugno per porre fine al conflitto militare iniziato il 28 febbraio e hanno istituito un “canale di comunicazione” per evitare incidenti nel Golfo. Gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni sul petrolio iraniano per due mesi.

OMAN: IMPEGNO PER PASSAGGIO SICURO IN HORMUZ SENZA PEDAGGI

Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr bin Hamad Al Busaidi, ha ribadito l’impegno del suo Paese a garantire il passaggio sicuro nel Golfo di Hormuz senza imporre alcun tipo di pedaggio. Lo riporta la Tv al Jazeera. “Discussioni costruttive durante l’incontro con Qalibaf (presidente del Parlamento iraniano) e Araqchi (ministro degli Esteri iraniano) sulla memoria d’intesa, in particolare per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato il ministro omanita. “Abbiamo confermato il nostro impegno al rispetto del diritto internazionale e a garantire il passaggio sicuro delle navi senza imporre tasse di transito”, ha aggiunto Al Busaidi.

BANCA CENTRALE IRAN “NESSUN IMPEGNO PER ACQUISTO PRODOTTI AGRICOLI USA”

Il governatore della Banca Centrale iraniana ha chiarito che non esiste alcun obbligo di acquisto di prodotti agricoli dagli Stati Uniti nell’ambito degli accordi firmati. “Non esiste, in base alle memorandum firmate, alcun impegno a comprare materiali agricoli dagli Stati Uniti”, ha dichiarato il governatore alla agenzia Tasnim. “L’utilizzo della prima tranche di 6 miliardi di dollari si basa sull’accordo siglato con Washington nel 2023, che prevede l’acquisto di beni essenziali e medicinali”, ha aggiunto. “La restante parte dei fondi congelati non sarà necessariamente destinata ai beni di prima necessità e potremo acquistare altri prodotti non soggetti a sanzioni. Se i prezzi e la qualità dei prodotti agricoli americani saranno migliori, nulla impedisce di acquistarli”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).