ROMA (ITALPRESS) – “Terre rare, non solo deposito. A Marghera anche estrazione e riuso”. Lo dichiara il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista concessa ai quotidiani del Gruppo NEM (Mattino di Padova, Messaggero Veneto, Tribuna di Treviso, La Nuova di Venezia, Corriere delle Alpi, Il Piccolo). Il governo italiano ha infatti depositato alla Commissione europea la candidatura per realizzare il primo sito pilota di deposito strategico di materie prime critiche del continente lungo l’asse del Brennero, nell’ambito di un progetto comune siglato con il governo olandese.
L’iniziativa prevede due hub principali — uno nel Nord Adriatico e l’altro a ridosso del porto di Rotterdam — con il diretto coinvolgimento dei porti di Trieste e Ravenna per garantire il massimo accesso marittimo in sicurezza. A supporto del deposito sorgerà un distretto industriale dedicato alla raffinazione e al riciclo delle materie prime critiche, che valorizzerà il ruolo della piattaforma logistica del Quadrante Europa di Verona e della miniera di dolomia di Tassullo in Val di Non. L’esecutivo attende una risposta da Bruxelles entro febbraio, mentre prosegue lo sviluppo della filiera produttiva sul territorio. Lo stanziamento iniziale di 14 milioni di euro servirà a coprire lo studio di fattibilità propedeutico allo sviluppo del sito, affiancato dalle risorse del Fondo strategico per il Made in Italy e dal coinvolgimento delle principali imprese già operative a Marghera.
L’obiettivo prioritario dell’operazione è ridurre la dipendenza e la vulnerabilità dell’Europa nei confronti della Cina, che attualmente detiene il monopolio della raffinazione. L’impianto permetterà sia di accumulare terre rare tramite acquisti cumulativi promossi dalla Commissione UE, sia di raffinare e riciclare i materiali estratti dai rifiuti elettronici, come il silicio dei pannelli fotovoltaici in smaltimento, garantendo significative ricadute occupazionali e favorendo l’insediamento di nuove imprese nei settori della microelettronica e delle tecnologie green.
Nel corso dell’intervista, il ministro Urso ha affrontato anche la vertenza Electrolux, definendo il ritiro dei licenziamenti e le uscite volontarie coperte da investimenti aziendali come un punto di partenza imprescindibile per un piano di rilancio industriale. Per tutelare i siti produttivi italiani dalla concorrenza sleale e difendere la produzione di fascia media, Urso ha sottolineato la necessità di modificare il quadro regolatorio europeo attraverso il non-paper promosso dall’Italia e sostenuto da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia . L’intento è far riconoscere l’elettrodomestico come settore strategico al pari dell’auto, facendolo rientrare nel perimetro del Made in Europe, nel regolamento Industrial Accelerator Act e nella revisione del Cbam, mentre a livello nazionale si valuta la reintroduzione del bonus per l’acquisto di elettrodomestici Made in Italy ad alta efficienza.
Infine, sul fronte energetico, Urso ha evidenziato l’importanza di integrare nel mix nazionale rinnovabili e nucleare di nuova generazione, pulito e sicuro, con l’obiettivo di raggiungere l’autonomia energetica nell’arco di dieci anni . Quanto al mercato dei carburanti, il ministro ha rivendicato l’efficacia del price cap nel garantire prezzi accessibili a famiglie e imprese, confermando che il governo monitora attentamente l’evoluzione del conflitto nel Golfo Persico, sta lavorando per incrementare la produzione delle raffinerie nazionali ed è pronto a ulteriori interventi se necessario.
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