Di Giampiero Massolo (*)
ROMA (ITALPRESS) – Oggi, 24 febbraio 2026, ricordiamo il giorno in cui la Russia ha violato in modo flagrante il diritto internazionale, l’integrità territoriale e la sovranità di uno Stato europeo: l’Ucraina. Quell’atto non è stato soltanto un’aggressione militare: è stato il segnale più drammatico del ritorno della pura politica di potenza. In questi quattro anni l’Ucraina ha dimostrato una resilienza straordinaria. Il suo popolo e le sue forze armate hanno resistito a un’invasione che molti, all’inizio, ritenevano destinata a concludersi in poche settimane.
L’Europa deve a Kiev un debito di gratitudine: senza quella resistenza l’intero assetto di sicurezza continentale sarebbe stato messo in discussione. Ma proprio perché realisti – e la realpolitik non è cinismo, è responsabilità verso i propri cittadini – occorre guardare in faccia la realtà. L’invasione è diventata una guerra di attrito: Mosca persegue la tattica di fiaccare l’avversario sul campo e sul morale, puntando a consolidare le posizioni più avanzate possibili.
L’Occidente, dal canto suo, non può e non vuole trasformare il conflitto in uno scontro diretto Nato-Russia: l’obiettivo non è dunque quello di vincere militarmente contro Mosca, bensì garantire all’Ucraina una sicurezza duratura e dissuadere future aggressioni. Per questo non vedo purtroppo all’orizzonte una “pace giusta” nel senso pieno del termine. Possiamo piuttosto sperare in una tregua negoziata, con garanzie di sicurezza credibili per Kiev ed evitando che l’aggressore venga premiato per aver violato le regole senza neppure conseguire una vittoria militare decisiva. Nell’ottica europea e italiana, occorre in primo luogo ristabilire la deterrenza verso Mosca. A tal fine, oltre ad aumentare gli investimenti europei in difesa e migliorare il coordinamento delle forniture militare degli Stati membri, occorre che gli Stati Uniti rimangano impegnati sul nostro Continente.
Quattro anni dopo quel 24 febbraio, l’Italia e l’Europa devono continuare a sostenere l’Ucraina con determinazione, ma anche con lucidità: la storia non premia né i massimalismi né le illusioni. Solo una combinazione di fermezza e pragmatismo può condurre a una tregua che non umili nessuno e che, soprattutto, non contenga i semi di un nuovo conflitto.
(*) Ambasciatore
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