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Tre anni dal 7 ottobre, all’Onu restano le divisioni tra Israele e Palazzo di Vetro

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Tre anni dopo il massacro del 7 ottobre, le ferite restano aperte anche alle Nazioni Unite. Il Palazzo di Vetro ha ricordato l’attacco di Hamas con un evento organizzato il 6 ottobre dalla Missione israeliana, alla presenza di diplomatici, sopravvissuti ed ex ostaggi. Proprio dal podio dell’Onu, però, l’ambasciatore israeliano Danny Danon ha rilanciato uno degli attacchi più duri contro l’organizzazione che ospitava la commemorazione.

“Il 7 ottobre ci ha mostrato che aspetto ha il male puro”, ha detto Danon, ricordando le famiglie massacrate, le case incendiate e gli ostaggi trascinati a Gaza. “Hamas ha cercato di spezzarci. Non ci è riuscito. Ci ha cambiato, ci ha ferito, ci ha lasciato cicatrici che non scompariranno mai completamente. Ma non ci ha spezzato”. Il tema della cerimonia era infatti la resilienza, raccontata anche attraverso le storie dei sopravvissuti e degli ex ostaggi. Danon ha ricordato in particolare Eliya Cohen e Ziv Abud, sopravvissuti all’attacco al Nova Festival: lei riuscì a salvarsi nascondendosi tra i corpi delle vittime, lui fu rapito e portato a Gaza.

Tornati insieme dopo la liberazione di Cohen, i due si sono sposati sei settimane fa. “Avete scelto di costruire insieme un futuro. Questa è resilienza”, ha detto Danon. Poi l’ambasciatore ha rivolto l’accusa direttamente alle Nazioni Unite. “Anche in questo edificio, l’Onu cerca di demonizzare e isolare Israele. Hanno trasformato la vittima nell’accusato, paragonando i nostri soldati dell’Idf ai terroristi di Hamas”. Danon ha respinto le accuse di “genocidio, crimini di guerra e fame” rivolte a Israele e ha ricordato che entrambi i suoi figli hanno servito nelle forze armate. “Alcuni colleghi mi dicono che prendo questi attacchi troppo personalmente. È vero, è personale”.

Alla commemorazione è intervenuto anche l‘ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz, sottolineando che questa è stata la prima ricorrenza del 7 ottobre nella quale tutti gli ostaggi erano finalmente fuori da Gaza: i sopravvissuti tornati dalle loro famiglie e i corpi degli uccisi restituiti per la sepoltura. Waltz ha attribuito un ruolo decisivo al presidente Donald Trump e ai suoi negoziatori e ha indicato nel piano americano in 20 punti e nella risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza la strada verso una Gaza senza Hamas, demilitarizzata e avviata alla ricostruzione.

La commemorazione ha così riproposto plasticamente la frattura tra Israele e le Nazioni Unite: lo Stato ebraico ha scelto il Palazzo di Vetro per ricordare le proprie vittime e contemporaneamente ha accusato la stessa organizzazione di averlo trasformato da vittima in imputato.

Assente il segretario generale António Guterres, impegnato in visita ufficiale in Pakistan. Nel suo messaggio per l’anniversario aveva però definito quello di Hamas e degli altri gruppi armati palestinesi un “abominevole attacco terroristico su larga scala”. Guterres ha ricordato gli oltre 1200 israeliani e cittadini stranieri uccisi e i 251 rapiti, denunciando torture, violenze sessuali e trattamenti “crudeli, inumani o degradanti” subiti dagli ostaggi. “Nulla può giustificare queste atrocità”, ha affermato.

Nello stesso messaggio, tuttavia, il capo dell’Onu ha ricordato anche le “indicibili sofferenze” dei palestinesi nella guerra successiva, con oltre 70 mila morti secondo le agenzie delle Nazioni Unite, tra cui più di 20 mila bambini, oltre 100 mila feriti e quasi tutta la popolazione di Gaza costretta a lasciare almeno una volta la propria casa. Guterres ha chiesto che il cessate il fuoco diventi permanente, che gli aiuti possano entrare su larga scala e che venga rispettato il diritto internazionale.

La frattura tra Guterres e Israele risale proprio alle prime settimane dopo il 7 ottobre. Il 24 ottobre 2023, davanti al Consiglio di Sicurezza, il segretario generale disse che gli attacchi di Hamas “non sono avvenuti nel vuoto”, richiamando 56 anni di occupazione dei territori palestinesi. Israele reagì duramente: l’allora ambasciatore Gilad Erdan accusò Guterres di giustificare il terrorismo chiedendone le dimissioni. Successivamente il governo israeliano dichiarò il Segretario Generale dell’Onu “persona non grata”.

Anche il capo degli Affari umanitari dell’Onu, Tom Fletcher, ha tenuto insieme le due tragedie nel suo messaggio per l’anniversario. Ha ricordato i civili “uccisi e presi in ostaggio negli orribili attacchi di Hamas e altri gruppi armati” e i “devastanti attacchi israeliani” che sono seguiti a Gaza, uccidendo e sfollando civili. A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, ha sottolineato, “le persone continuano a essere uccise e sfollate” e molte famiglie affrontano un quarto inverno in tende e rifugi di fortuna.

Fletcher ha chiesto a Israele e Hamas di applicare pienamente il cessate il fuoco, proteggere i civili, rimuovere gli ostacoli agli aiuti e rispettare il diritto internazionale. È proprio questo tentativo di tenere insieme le due tragedie che continua a collocare l’Onu al centro delle polemiche.

Nel briefing quotidiano del 6 ottobre, alla domanda sul perché il messaggio di Guterres indicasse il numero delle vittime israeliane del 7 ottobre ma non quello dei palestinesi uccisi nella guerra successiva, il portavoce di Guterres ha ricordato che le Nazioni Unite riferiscono delle vittime di Gaza “quasi ogni giorno”. Tre anni dopo al Palazzo di Vetro convivono ancora memoria e accusa.

L’Onu condanna il massacro compiuto da Hamas ma Israele continua a considerare insufficiente, quando non ostile, il modo in cui l’organizzazione ha affrontato la guerra che ne è seguita. Una distanza che neppure il ritorno degli ostaggi e il cessate il fuoco sono riusciti, almeno finora, a colmare.

-Foto Onu-
(ITALPRESS).