ROMA (ITALPRESS) – Si apre una fase di transizione per l‘Associazione Nazionale Magistrati dopo l’esito del Referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo, che ha visto prevalere il fronte del NO sostenuto dall’associazione.
Nel corso della riunione del Comitato centrale, che si è tenuta presso la Corte di Cassazione, il presidente Cesare Parodi ha formalizzato le proprie dimissioni, segnando un passaggio politico e simbolico all’indomani della consultazione. Una vittoria che, tuttavia, non chiude le criticità, dichiara Parodi. “La vittoria ha riacceso la luce ma non ha ripulito la stanza”, ha detto, indicando la linea per il futuro: “Abbiamo avuto un’apertura di credito e dobbiamo meritarla. Non si può pensare che sia qualcosa di dovuto. Dobbiamo dimostrare ai cittadini di avere la volontà di risolvere i problemi legati alla giustizia, soprattutto a quelli che hanno votato sì”.
Al centro del dibattito del Comitato anche il significato politico del voto. Il Segretario Generale Rocco Gaspare Maruotti ha sottolineato come “il rischio di toccare la Costituzione è stato arginato soprattutto grazie al voto dei più giovani”, rivendicando il percorso dell’associazione, Maruotti ha insistito sulla necessità di una ridefinizione dell’identità associativa: “Dobbiamo restituire all’associazionismo giudiziario la sua originaria e più nobile funzione”, ribadendo che “al centro della giurisdizione non c’è il magistrato, ma il servizio ai cittadini nel suo complesso”.
Tra i temi sul tavolo anche la legge elettorale e il funzionamento del Consiglio superiore, su cui l’ANM si è detta disponibile a confrontarsi con il Parlamento. Dal confronto interno è emersa una pluralità di posizioni, tra richiami all’unità e critiche all’autoreferenzialità. Il Vicepresidente Marcello De Chiara ha indicato come priorità il ritorno ai contenuti: “Dobbiamo tornare a occuparci dei problemi della giustizia partendo dai documenti presentati un anno fa al Governo”, riconoscendo al tempo stesso le criticità emerse durante la campagna referendaria.
Sul piano culturale e istituzionale, l’ANM invita a continuare a proteggere e costruire la magistratura con rigore, responsabilità e consapevolezza, sottolineando che la campagna referendaria si è conclusa ma il vero lavoro della Magistratura inizia adesso. Più netta la posizione del Consigliere presso la Corte d’Appello di Catania, Andrea Reale: “I cittadini non hanno premiato noi, ma hanno punito una politica sbagliata. Se continuerà con l’autoreferenzialità l’ANM verrà sconfitta”.
Il tema del rapporto con la politica e con l’opinione pubblica è stato al centro anche dell’intervento di Gaspare Sturzo, secondo cui “la storia del sorteggio è morta” e chi continua a sostenerla “mostra di non aver assimilato il voto democratico e i principi costituzionali della democrazia partecipativa”.
Un richiamo, il suo, alla necessità di riallineare il dibattito interno ai risultati referendari. Parallelamente, è emersa l’esigenza di aggiornare il funzionamento della giurisdizione: per il Magistrato Marco Patarnello “tanto il processo civile quanto quello penale devono rispondere alle esigenze dell’innovazione democratica”; mentre Marinella Graziano, Giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha invitato a “non tradire la fiducia” dei cittadini e a tornare nei tribunali con “responsabilità e serietà”.
A segnare le divisioni interne è stata anche la decisione del Giudice della Corte d’Appello di Napoli, Natalia Ceccarelli, di dimettersi dall’associazione. Magistrata schierata per il SI al Referendum, Ceccarelli ha parlato di “un allarmante episodio di manipolazione storico-giuridica” e di “un vero e proprio furto di identità”, aggiungendo: “Non vedo vincitori su questo campo di battaglia. Mi dimetto perché resto fedele ai principi dell’Associazione ma credo che la vittoria del NO renda più difficile il lavoro dei futuri magistrati”.
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