BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – L’Unione Europea resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche con una percentuale del 56,9% sul totale dei consumi. La Cina è al 24% mentre gli USA sono autosufficienti. Su questo elemento si gioca la competizione globale.
L’Italia ha una dipendenza energetica superiore alla media europea ma in lieve miglioramento: scende di un punto dal 75% al 74%. La Francia grazie al nucleare ha una dipendenza inferiore alla media europea (40,1%) mentre la Germania ha un posizionamento, come l’Italia, superiore alla media e in crescita al 66.8%. È quanto emerge dal settimo MED & Italian Energy Report, lavoro di ricerca intitolato quest’anno “Energy security in the Mediterranean transition: electrification, critical raw materials and technologies’, frutto della sinergia scientifica tra SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’ESL@energycenter Lab del Politecnico di Torino, e realizzato con la collaborazione della Fondazione Matching Energies, presentato oggi al Parlamento europeo. L’evento, è stato patrocinato dai deputati europei Elena Donazzan e Giorgio Gori, ed è stato organizzato in collaborazione con la struttura European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo che ha sede a Bruxelles.
In questa edizione il Report si focalizza sul concetto di sicurezza dell’approvvigionamento energetico nel quadro della transizione energetica euro-mediterranea. Vengono analizzati il ruolo crescente dell’elettrificazione e l’importanza di tutte le materie prime necessarie per la produzione delle nuove tecnologie energetiche; un ulteriore focus è dedicato al ruolo che l’energia nucleare potrebbe fornire al futuro mix energetico mediterraneo.
Come di consueto, il volume include anche un’analisi approfondita delle questioni che collegano l’energia al settore marittimo. Quest’anno con una panoramica delle tendenze significative del commercio marittimo e delle rotte strategiche delle materie prime critiche per le tecnologie di transizione energetica.
La conferenza è stata aperta dai saluti dei due deputati europei, da Irene Pastorino, Competitiveness and growth, Energy deputy coordinator della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Ue, e di Elena Baralis, Prorettore del Politecnico di Torino. Marco Boscolo, responsabile European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo, ha introdotto e moderato i lavori. Hanno presentato il Rapporto Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM ed Ettore Bompard, Direttore Scientifico ESL@energycenter Lab, Politecnico di Torino.
L’evento è proseguito con un dibattito a cui hanno partecipato autorevoli esponenti di istituzioni italiane ed europee, di associazioni di categoria internazionali, rappresentanti dell’industria energetica e delle infrastrutture connesse all’energia. Sono seguite le conclusioni di Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo. Il report evidenzia tra l’altro che il mix elettrico europeo sta mutando. Dal 2000 ad oggi l’uso del carbone è sceso dal 32% all’11%; mentre aumentata la quota del gas naturale dal 12% al 15%. Crescono fortemente le energie rinnovabili, passate dal 15% al 47% contribuendo ad alleggerire la dipendenza europea. Tutti i paesi europei hanno migliorato la quota di rinnovabili sulla generazione elettrica: l’Italia con il 49% del mix elettrico è sopra la media europea.
Il dialogo Euro-Mediterraneo sulle rinnovabili è quindi indispensabile per accelerare la diminuzione della dipendenza energetica europea. La produzione di energia rinnovabile nel Nord Africa e la sua importazione in Europa fungono da “ponte verde” per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, rinforzando la competitività energetica dell’intera Area. Sebbene la Sponda Sud del Mediterraneo presenti le più alte intensità solare ed eolica, essa ospita però solamente l’1,2% della capacità di generazione elettrica da fonti fotovoltaica ed eolica (9 GW su 770 GW); c’è dunque ampio margine di crescita e di investimenti.
Il petrolio resta però una componente importante, seppur in calo, del mix elettrico europeo con il 23% del totale. ‘Per questo è importante porre attenzione agli eventi internazionali – si legge ancora nel rapporto -. Rilevante il ruolo del Venezuela che possiede il 17,5% delle riserve mondiali di petrolio accertate (precedendo l’Arabia Saudita che ha il 17,2%) ma che non compare tra i primi 10 produttori al mondo per totale di produzione al 2024; e quindi un possibile suo rientro nel mercato mondiale dell’Oil potrebbe avere delle ripercussioni non trascurabili. L’Iran possiede, invece, il 9,1% delle riserve mondiali di petrolio accertate e controlla il 5,2% della quota di mercato della produzione. Inoltre, ha il 17,1% delle riserve mondiali di gas (subito dopo la Russia con il 19,9%) ma scende al terzo posto per livello di produzione con il 6,4% del totale mondiale estrazione di gas’. Hormuz, Malacca e Suez sono i chokepoint energetici globali da dove transita complessivamente il 50% del traffico marittimo mondiale di petrolio e gas.
Il Canale di Suez, in particolare, rappresenta una rotta strategica; i transiti stanno recuperando e oggi transita attraverso il Canale il 7,6% dei flussi mondiali di prodotti petroliferi raffinati ed il 2,2% del GNL, in crescita rispetto ai valori del 2024 che erano rispettivamente del 5,3% e del’1,2% dei flussi marittimi. Gran parte di questi flussi sono diretti verso l’Europa per la quale il Canale ha un rilievo ancora maggiore. Cresce anche lo Stretto di Gibilterra soprattutto nel transito di GNL passato dal 6,4% al 10% del totale.
Incidono il re-routing dal Capo di Buona Speranza e l’aumento delle importazioni dagli USA. La diffusione delle energie rinnovabili e delle tecnologie green ha determinato una crescita senza precedenti della domanda di materie prime critiche. Minerali come litio, nichel, cobalto, grafite, rame e terre rare sono essenziali per veicoli elettrici, batterie, reti e tecnologie green.
Il Rapporto analizza dettagliatamente produzione, raffinazione e commercio delle principali materie prime strategiche. Dal report inoltre emerge che ‘la Cina è il principale polo di domanda per la maggior parte delle materie prime critiche tra cui bauxite, nichel, manganese, rame e cobalto. Ed ha la maggiore capacità di raffinazione per diverse materie, tra cui cobalto, grafite e terre rare’. Il Rapporto esamina anche il mercato di estrazione e lavorazione dell’uranio, le cui riserve naturali sono estremamente concentrate (l’84% del totale è distribuito in otto paesi). Il 92% della produzione globale di uranio è controllata da soli sette paesi tramite le rispettive compagnie estrattive; la Russia da sola detiene il 40% della capacità industriale sulla filiera nucleare.
Tra le sei tecnologie di reattore a fissione attualmente in funzione, quelli ad acqua pressurizzata (PWR) costituiscono il 78% della capacità globale installata (294 GW su 376 GW). Nel Bacino Mediterraneo sono attivi 65 reattori (71 GW complessivi), 57 dei quali in Francia (63 GW), 7 in Spagna (7 GW) e uno in Slovenia (1 GW). In Turchia ed Egitto, è attualmente in costruzione una centrale da 4.8 GW e la sua entrata in esercizio prevista entro il 2030. Come per l’energia anche le materie prime strategiche sono trasportate principalmente via mare. Il Rapporto contiene un’analisi puntuale sui flussi marittimi delle main bulks (principali materie prime trasportate su nave) da cui emergono dati importanti di seguito specificati.
Tra il 2000 e il 2025, le tonnellate di nichel (utilizzato nelle batterie, componente chiave di leghe utilizzate per l’automotive) movimentate via mare sono passate da 5,7 milioni di tonnellate del 2000 a 58,5 mil tonn a fine 2025 a livello globale. Il dato relativo alla bauxite (principale fonte per la produzione dell’alluminio) è passato da 30,6 milioni di tonnellate del 2000 a 236,4 del 2025. Crescita consistente anche per il manganese (utilizzato nelle batterie e come elemento chiave per gli acciai speciali, che passa da 7,1 del 2000 a 45,2 del 2025; ed il rame (utilizzato nei componenti elettronici, batterie e veicoli), il cui commercio è passato da 10,2 del 2000 a 40,4 del 2025.
Per area geografica oltre il 90% della bauxite via mare proviene da Guinea e Australia ed è destinata quasi interamente alla Cina. Le Filippine – con l’84% del totale – dominano l’export di nichel, il Sudafrica con il 55% del totale quello di manganese. I flussi di rame sono prevalenti sulle rotte Cile-Cina e Perù-Cina. Per il cobalto, la Repubblica Democratica del Congo rappresenta oltre l’80% delle esportazioni mondiali. Hub intermedi come Belgio e Finlandia svolgono un ruolo chiave nella raffinazione e riesportazione. Anche per l’Italia i traffici dry bulk (materie prime) sono strategici; il totale dei traffici delle rinfuse solide italiane, in cui si ritrovano anche le componenti metallifere, ha sfiorato 50 milioni di tonnellate nel 2024 e 30 milioni nel primo semestre 2025.
Lo shipping italiano riveste una posizione importante anche per la movimentazione di Oil and Gas: il totale complessivo dei traffici di rinfuse liquide ha sfiorato 170 milioni di tonnellate nel 2024 e superato le 80 nel primo semestre 2025 pari al 34% del traffico merci del Paese. L’Italia inoltre ha la seconda flotta europea di navi cisterna e la quarta flotta europea di navi per rinfusiero, elementi che rappresentano un punto di forza strategico del nostro Paese.
-Foto grafica Intesa Sanpaolo-
(ITALPRESS).
