ROMA (ITALPRESS) – Il presidente israeliano Isaac Herzog riprende oggi le consultazioni con i partiti eletti nella nuova Knesset, il Parlamento,per decidere a chi affidare l’incarico di formare il prossimo governo. Gli incontri, trasmessi in diretta streaming dalla residenza presidenziale di Gerusalemme, sono iniziati ieri sera con le formazioni più piccole: Sionismo religioso, Shas, Yisrael Beytenu e Zehut. Durante la mattina, Herzog riceverà i rappresentanti di United Torah Judaism. Seguiranno Otzma Yehudit, I Democratici, Ra’am. Nel pomeriggio sarà la volta della Lista congiunta alle, Together, Yashar di Gadi Eisenkot e, in chiusura, il Likud del premier Benjamin Netanyahu. A ciascun partito viene chiesto di indicare il proprio candidato alla guida del governo. Al termine delle consultazioni, Herzog deciderà a chi affidare per primo il mandato per la formazione di una coalizione.
In base alla legge israeliana, il presidente deve scegliere il parlamentare che ritiene abbia le maggiori possibilità di riuscire a formare un governo, non necessariamente il rappresentante del partito con più seggi. Otzma Yehudit e Likud hanno annunciato che indicheranno Netanyahu, mentre Yashar, Democratici, B’Yachad e Ra’am sosterranno Eisenkot. I quattro deputati della corrente Degel HaTorah, all’interno di United Torah Judaism, hanno dichiarato che non appoggeranno nessuno dei due candidati. I tre esponenti della corrente Agudat Yisrael non hanno invece ancora comunicato la loro posizione. La Lista congiunta, a guida araba, non ha ancora indicato chi sosterrà e potrebbe scegliere di appoggiare Eisenkot oppure di astenersi, riportano i media.
IL PARTITO ULTRAORTODOSSO ROMPE L’ALLEANZA CON NETANYAHU
Il partito ultraortodosso israeliano United Torah Judaism (Utj) ha deciso di non indicare alcun candidato alla guida del prossimo governo durante le consultazioni con il presidente Isaac Herzog, negando così il proprio sostegno al premier uscente Benjamin Netanyahu, suo storico alleato. Lo riportano i media israeliani. La decisione è stata presa dopo che entrambe le componenti del partito, che dispone di sette seggi, hanno ricevuto dai rispettivi leader spirituali l’indicazione di non appoggiare nessun candidato: Degel HaTorah, espressione degli ebrei ultraortodossi lituani, con quattro deputati, e Agudat Yisrael, che rappresenta la componente chassidica, con tre. La scelta di Utj porta a 56 il numero dei parlamentari che raccomandano Gadi Eisenkot, leader di Yashar, dopo che anche gli otto deputati di Ra’am hanno annunciato il loro sostegno. Netanyahu resta invece fermo a 46. Herzog proseguirà per tutta la giornata le consultazioni prima di decidere a chi affidare l’incarico di formare il nuovo governo.
La mossa di Utj arriva dopo le indiscrezioni della scorsa settimana su una possibile apertura a un governo di minoranza guidato da Eisenkot, senza tuttavia entrarne formalmente a far parte. Una svolta rispetto alla storica alleanza con Netanyahu, maturata anche per la frustrazione del partito di fronte al mancato varo della legge che dovrebbe garantire le esenzioni dal servizio militare agli studenti delle yeshiva, da tempo richieste dagli ultraortodossi. Nel corso dell’incontro con Herzog, i rappresentanti di Utj hanno chiarito che il sostegno a qualsiasi futuro governo dipenderà dall’approvazione di una normativa che tuteli tali esenzioni. La richiesta, tuttavia, rappresenta un ostacolo significativo a una possibile intesa con Eisenkot e il suo blocco, che hanno posto l’arruolamento degli ultraortodossi tra le priorità politiche.
ANP “DISPOSTI A COLLABORARE CON EISENKOT”
L’Autorità nazionale palestinese (Anp) sarebbe disposta a collaborare con Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, qualora riuscisse a formare il prossimo governo israeliano, a condizione che rispetti i diritti dei palestinesi. Lo ha dichiarato la ministra degli Esteri dell’Anp, Varsen Aghabekian, in un’intervista all’emittente saudita Al Hadath. “Possiamo lavorare con chiunque riconosca il palestinese come una persona che ha dei diritti e rispetti i diritti palestinesi e il diritto internazionale”, ha affermato. “Queste sono caratteristiche essenziali per qualsiasi interlocutore con cui possiamo avviare discussioni sul futuro della regione, del conflitto e dell’occupazione. Vogliamo un partner che immagini per questa regione un futuro di pace, non di guerre”, ha aggiunto. Aghabekian ha commentato anche la contrarietà di Eisenkot alla creazione di uno Stato palestinese: “Eisenkot ha detto no a uno Stato palestinese, ma il futuro della regione si fonda sul diritto alla soluzione dei due Stati e sul diritto dei palestinesi, riconosciuto dalla comunità internazionale”.
La ministra ha quindi rivolto un messaggio agli israeliani. “Vogliamo dire loro, innanzitutto, che i cinque milioni di palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza non emigreranno, non saranno espulsi e non andranno da nessuna parte. Cosa intendono fare con cinque milioni di palestinesi?”, ha chiesto. Aghabekian ha inoltre sollecitato la comunità internazionale a esercitare maggiori pressioni su Israele affinché produca cambiamenti concreti sul terreno. Rispondendo a una domanda sul nuovo rinvio delle elezioni dell’Anp, che non tiene elezioni parlamentari da vent’anni, la ministra ha sostenuto che le condizioni sul terreno non ne consentono lo svolgimento.
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