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In Puglia il digitale cresce più del Pil, la sfida ora è far correre le competenze

BARI (ITALPRESS) – Nel 2025 il mercato digitale pugliese ha raggiunto un valore di 3,4 miliardi di euro, crescendo del 2,7% rispetto al 2024, a fronte di un Pil regionale aumentato dello 0,3%, e occupa oltre 15.200 addetti. A trainare la crescita sono Servizi e Soluzioni ICT, mentre AI/Cognitive, con un +46%, è la tecnologia abilitante con la maggiore crescita relativa, pur mantenendo dimensioni ancora contenute rispetto a Cloud, IoT e mobile business (Fonte: Osservatorio IT “Il Digitale in Puglia 2026”).

È il quadro emerso oggi a Bari nella seconda delle Giornate del Mezzogiorno, promosse dalla Camera di Commercio di Bari nell’ambito dell’89 Fiera del Levante e dedicate a “L’intelligenza che cambia. Competenze, innovazione e competitività per il sistema Italia”. A moderare l’incontro, introdotto dai saluti del presidente della Fiera del levante, Gaetano Frulli, il giornalista Tommaso Labate.

“Anche sul fronte dell’innovazione la Puglia sta accelerando: i 18 punti guadagnati dal 2018 nel Regional Innovation Scoreboard non sono una variazione marginale. E il 43,9% delle imprese pugliesi dichiara una concreta familiarità con l’intelligenza artificiale, mentre quasi quattro imprese su dieci hanno previsto di incrementare i propri budget ICT nel 2026”, ha sottolineato Giuseppe Francesco Italiano, prorettore all’Artificial Intelligence e alle Digital Skills della Luiss.

“Il Mezzogiorno non è la Silicon Valley – ha dichiarato la presidente della Camera di Commercio di Bari, Luciana Di Bisceglie, introducendo i lavori -. E proprio per questo deve trovare una propria via all’intelligenza artificiale, usando le nuove tecnologie per aumentare il valore di ciò che già sa fare. Le nostre imprese possiedono competenze, cultura del prodotto, capacità artigianali, conoscenza dei processi e relazioni con i mercati che nessun algoritmo può semplicemente sostituire. La sfida è mettere insieme questa esperienza con la nuova intelligenza disponibile”.

Ed è proprio sul nodo delle competenze che la presidente Di Bisceglie ha insistito: “La formazione non può più essere considerata una politica accessoria o semplicemente sociale. In questa fase è una vera politica industriale. In questo percorso le Camere di commercio devono diventare sempre più un’infrastruttura di accesso all’innovazione per le piccole e medie imprese”.

Su questo punto si è soffermato anche il presidente di Unioncamere Puglia, Vincenzo Cesareo: “Attraverso la rete dei Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio, oltre un milione di imprese sono già state accompagnate nei percorsi di digitalizzazione. L’ulteriore salto deve essere quello non di adattarsi al cambiamento, ma crescere dentro il cambiamento”.

La trasformazione avrà inevitabilmente effetti anche sul mercato del lavoro. “Su scala globale il World Economic Forum stima un saldo netto positivo di 78 milioni di posti di lavoro entro il 2030 – ha dichiarato Laura Venturini, Director Research Strategy and Digital Reputation di BIP RED: 170 milioni creati e 92 milioni eliminati. Ma quel saldo positivo esiste solo se il Paese smette di trattare la formazione come un costo accessorio e la considera un’infrastruttura competitiva”.

La velocità di adozione dell’intelligenza artificiale, tuttavia, resta fortemente condizionata dalla dimensione aziendale. Secondo Istat, nel 2025 l’AI ha raggiunto il 53,1% delle grandi imprese, mentre nelle PMI si ferma al 15,7%, con un divario salito a 37 punti percentuali. E l’utilizzo resta spesso poco strutturato: tra le imprese che dichiarano di adottare l’AI, il 33,4% non indica ancora una specifica finalità aziendale.

È in questo scenario che cambia anche il modo di cercare e formare le professionalità necessarie alle imprese. “È quasi anacronistico ricercare profili già “pronti””, ha affermato Tiziana Giove, Chief of Staff dell’Amministratore Delegato di Exprivia, gruppo ICT pugliese da 354 milioni di euro di ricavi e quasi 4mila addetti. “La trasformazione digitale impone alle organizzazioni di passare da una logica centrata sui ruoli a una fondata sulle competenze”.

Competenze che diventano decisive non soltanto per utilizzare l’intelligenza artificiale, ma anche per comprenderne i meccanismi, governarne l’impiego e valutarne i rischi, anche a livello amministrativo, come ha dichiarato Diego De Marzo, assessore al Bilancio e alla Fiscalità del Comune di Bari.
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“L’intelligenza artificiale sta arrivando dappertutto, nelle famiglie e nelle organizzazioni, e c’è bisogno di conoscere i meccanismi che ci sono dietro: come funziona, come guidarla e quanto affidarci. La prima cosa pericolosa è usarla senza consapevolezza”, ha sottolineato Marco Camisani Calzolari, esperto di intelligenza artificiale e membro del Comitato per la Strategia nazionale sull’IA, che ha tenuto il keynote “Intelligenza artificiale, corrente, chip e regole. La nuova mappa del potere”. “Nelle aziende uno dei fenomeni più frequenti è la shadow AI: dipendenti che utilizzano l’intelligenza artificiale caricando contenuti senza che l’azienda ne sia al corrente. Questo non significa che non si debba usare: significa che l’azienda deve fornire ai dipendenti strumenti adeguati, sicuri e allineati ai propri obiettivi”.

Sul posizionamento internazionale, Camisani Calzolari ha aggiunto: “Da una parte l’Italia è molto avanti dal punto di vista della regolamentazione, se vogliamo che l’uomo sia al centro. Dall’altra non abbiamo modelli AI: non li ha l’Italia e non li ha l’Europa, perché sono investimenti che non riesce a fare una singola nazione. Abbiamo bisogno di competere con la Cina, forte con i modelli open weight, e con gli Stati Uniti, forti con i grandi modelli”.
Ma la crescita dell’intelligenza artificiale pone anche una questione infrastrutturale: dove saranno localizzate le capacità di calcolo necessarie e quale ruolo potrà giocare il Mezzogiorno nella nuova geografia dei data center.

“La Puglia deve candidarsi a diventare un hub e una porta tecnologica sul Mediterraneo”, ha affermato Francesco Cupertino, Direttore dipartimento delle politiche del lavoro e della formazione della Regione Puglia. “Pensare a un data center nel Mezzogiorno come a una risorsa destinata esclusivamente al territorio è riduttivo: queste infrastrutture sono porte di accesso alle risorse tecnologiche. Oggi la maggior parte dei data center è concentrata in Lombardia perché lì esiste una scala economica in grado di sostenerli; ma se la Puglia si propone come hub del Mediterraneo, la prospettiva cambia e l’investimento può diventare economicamente sostenibile”.

Sul nodo della sostenibilità, Copertino ha ricordato che nei prossimi anni i data center potrebbero arrivare a consumare il 2-3% dell’energia elettrica prodotta in Italia: “Servono investimenti nelle rinnovabili e nei sistemi di accumulo. E sul fronte idrico esistono tecnologie e modalità di approvvigionamento che consentono di evitare una competizione diretta con l’agricoltura”.

– foto ufficio stampa CCIAA Bari –

(ITALPRESS).