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Guterres contro la legge del più forte: “Il potere deve rispondere al diritto”

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Non pronuncia mai il nome di Donald Trump, ma non ne ha bisogno. Nel suo ultimo discorso di apertura dell’Assemblea Generale da Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres sceglie una parola per raccontare il mondo che lascia dopo dieci anni alla guida dell’ONU: power, potere. Chi lo possiede, chi ne è escluso, come viene esercitato e, soprattutto, chi deve riuscire a limitarlo. È il discorso più diretto e personale del suo mandato e inevitabilmente suona anche come una risposta a una concezione delle relazioni internazionali che negli ultimi anni ha acquistato forza a Washington e altrove: Stati sovrani che competono, fanno accordi sulla base dei propri interessi e misurano la propria capacità di imporsi attraverso la potenza economica, tecnologica e militare. Guterres propone l’opposto: il potere esiste, la competizione tra le potenze non scomparirà, ma senza regole il sistema internazionale rischia di tornare al mondo che esisteva prima della nascita delle Nazioni Unite, quello in cui la forza finisce per diventare essa stessa fonte del diritto. “Le linee di frattura nel nostro mondo si stanno allargando. Le crepe sono diventate canyon”, esordisce. Guerre, diritti umani calpestati, fame utilizzata come arma, diritto internazionale ignorato, crisi climatica e intelligenza artificiale non sono per lui emergenze separate.

“Sono capitoli della stessa storia. La storia del potere. Chi lo possiede. A chi viene negato. Come viene utilizzato. E come sta cambiando“. Il potere per Guterres sta cambiando in tre direzioni. Si redistribuisce tra gli Stati; passa dai governi nelle mani di un numero ristretto di grandi corporation e individui privati e, per la prima volta, viene trasferito dagli esseri umani alle macchine, con agenti di intelligenza artificiale che possono sfuggire al controllo e armi letali autonome che stanno passando “dalla fantascienza alla realtà militare“. Nel frattempo, denuncia il Segretario Generale dell’ONU, le istituzioni internazionali continuano a riflettere rapporti di forza appartenenti in larga misura a un’epoca ormai passata. Il mondo multipolare, avverte, è ormai “irreversibile”, ma esistono due possibili multipolarismi. Il primo è quello verso cui, secondo Guterres, ci stiamo dirigendo: frammentazione, rapporti puramente transazionali, tensioni crescenti, mercati divisi, istituzioni indebolite e calcoli a somma zero. L’alternativa è un multipolarismo interconnesso, nel quale diversi centri di influenza convivano dentro una cornice comune di regole e diritto internazionale. Qui arriva la parte politicamente più accusatoria del discorso: anche le superpotenze, avverte Guterres, devono riconoscere che “il loro potere non è poi così super”. “Il potere militare da solo non può garantire la pace. Il potere economico da solo non può imporre la stabilità. E il potere tecnologico da solo non può garantire la sicurezza”.

È la contestazione più netta dell’idea che la potenza possa bastare a legittimare l’azione. La domanda che pone ai leader riuniti al Palazzo di Vetro è elementare: “Agiremo per garantire che il potere sia governato dal diritto o dalla forza? Dalla cooperazione o dalla coercizione?“. Da qui le quattro prove che, secondo il Segretario Generale, determineranno il futuro: pace e sicurezza, disuguaglianze, clima e intelligenza artificiale. Sulle guerre non risparmia nessuno. A Gaza parla di una quantità di morte e distruzione “diversa da qualsiasi cosa abbia visto” nei suoi anni da Segretario Generale, dopo aver nuovamente definito “abominevoli” gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre. Dell’Ucraina ribadisce che l’invasione russa costituisce una “palese violazione della Carta”. Sudan e Myanmar completano la fotografia di un sistema nel quale la forza troppo spesso precede la diplomazia e la responsabilità scompare. La Carta, insiste, deve essere difesa “senza doppi standard”. Anche il Consiglio di Sicurezza deve cambiare. Un organismo costruito sui rapporti di forza usciti dalla Seconda guerra mondiale non rappresenta più il mondo contemporaneo. L’esempio più evidente è l’Africa: “Un Consiglio di Sicurezza del XXI secolo senza una rappresentanza permanente africana è ingiusto e indifendibile. Questo deve cambiare”. Passando al francese, Guterres affronta la seconda prova del potere: la disuguaglianza.

Non è semplicemente una questione economica, sostiene, ma riguarda chi decide, chi dispone delle opportunità e delle risorse e chi ha diritto a una voce e rivendica uno dei risultati del suo mandato: per la prima volta nella storia l’ONU ha raggiunto la parità di genere ai livelli più alti della leadership, nelle sedi principali e tra il personale internazionale. “L’uguaglianza non è un sogno. È una decisione”. Sul clima il suo linguaggio diventa ancora più duro. Il pianeta, avverte, va verso un superamento quasi certo della soglia di 1,5 gradi e accusa apertamente le grandi compagnie petrolifere di avere trattato per decenni l’atmosfera “come una fogna a cielo aperto, guadagnando sulle conseguenze“. “Chi inquina deve pagare“, scandisce, ma vede anche nella crescita delle energie rinnovabili una possibile redistribuzione del potere: “Il sole non appartiene a nessuno. Il vento non può essere sottoposto a embargo”. Infine l’intelligenza artificiale. Qui Guterres ricorda di avere lanciato l’allarme già nel suo primo discorso all’Assemblea Generale, nel 2017, quando l’AI era ancora lontana dal centro del dibattito mondiale. Quasi dieci anni dopo, il pericolo, dice, non è la tecnologia: “Il pericolo è una tecnologia senza responsabilità. Capacità senza controllo. Decisioni senza trasparenza”.

Chiede un sistema multilaterale di gestione dei rischi dell’intelligenza artificiale e pone una linea rossa: “Le decisioni sulla vita e sulla morte non devono mai essere consegnate alle macchine. I robot killer non devono avere posto nel nostro futuro”. Poi passa allo spagnolo e riunisce i fili del discorso: “Pace e sicurezza. Disuguaglianza. Clima. Intelligenza artificiale. Queste sono le quattro grandi prove del potere che definiranno il futuro”, tutte collegate: la guerra accresce le disuguaglianze, la crisi climatica alimenta instabilità e migrazioni, l’AI può aiutare a risolvere queste crisi oppure aggravarle. Tornato all’inglese, Guterres arriva al cuore del suo testamento: “In tutte e quattro queste prove, la questione decisiva è il potere. Il potere sulla forza, sul denaro, sull’energia, sulla tecnologia, sulle regole e sul futuro”. Per questo, sostiene, che la Carta e le Nazioni Unite servono oggi più che mai: “Le Nazioni Unite esistono perché il potere ha bisogno di regole e l’umanità ha bisogno di un luogo nel quale il potere risponda ai principi”. Pace, sviluppo e diritti umani non possono essere separati. È il testamento di un Segretario Generale apparso troppo disarmato negli ultimi anni davanti alle guerre, ai veti e alle grandi potenze, talvolta troppo prudente e incapace di incidere sulle crisi che denunciava. Nel suo ultimo discorso di apertura, però, non pretende di possedere un potere che la Carta non gli ha mai concesso.

Usa quello che gli rimane: la parola, il diritto e l’autorità morale dell’istituzione che rappresenta. “Il mondo non ha bisogno di Nazioni Unite più deboli. Ha bisogno di un’ONU abbastanza forte da affrontare il mondo così com’è e abbastanza determinata da costruire il mondo come dovrebbe essere“. Aggiungendo: “Dopo dieci anni, sono ancora più convinto di quando sono arrivato: il potere più grande non è il potere di dominare. È il potere di costruire un futuro che funzioni per tutti”. Gli restano cento giorni al Palazzo di Vetro e Guterres li annuncia quasi come gli ultimi di una battaglia politica e morale. Le Nazioni Unite, ricorda, nacquero oltre ottant’anni fa come un atto di sfida contro “l’idea autodistruttiva che la forza faccia il diritto“. Il primo gennaio l’ex premier socialista portoghese non sarà più Segretario Generale dell’ONU, ma promette che, ovunque si trovi, continuerà a difendere la convinzione che la pace sia possibile e che la dignità umana sia universale. Quindi Guterres lascia all’Assemblea la frase che riassume dieci anni di mandato e, forse, tutto il suo ultimo discorso: “Il potere del diritto deve prevalere sul diritto del potere” e conclude: “Io non mi arrenderò mai, mai”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).