ROMA (ITALPRESS) – Senza un’adeguata legislazione, c’è il rischio che lo spazio diventi “l’ennesimo paradiso economico e soprattutto fiscale per pochi eletti, generando sperequazioni tra Stati più o meno capaci di investimenti”. Lo rileva lo studio del Laboratorio dell’Eurispes sulle politiche fiscali e tributarie, coordinato da Giovambattista Palumbo. “La questione centrale non è tanto cosa, come e quanto tassare, ma soprattutto secondo quali regole e criteri redistribuire i frutti della ricchezza prodotta in orbita”, spiega l’Eurispes, sollecitando “una futura Space Tax Law globale”, capace, se ben formulata, di “superare gli attuali concetti geografici, politici e giuridici”, una normativa che “dovrà riconoscere come la dimensione ‘spaziale’ dell’economia richieda un nuovo principio di contribuzione pubblica, fondato su un rinnovato senso di comunità globale”. Alcune possibili proposte per la costruzione di una futura Space Tax Law condivisa a livello internazionale “potrebbero andare dall’istituzione di un’Autorità spaziale internazionale, cui affidare la gestione delle risorse e dei proventi derivanti dalle attività extra-atmosferiche, alla definizione di un sistema di royalties sullo sfruttamento delle risorse di Luna e asteroidi, fino all’ipotesi di una tassazione modellata sull’esperienza della Web Tax, fondata non tanto sul luogo di registrazione del satellite o dell’impresa quanto sulla presenza orbitale e sul mercato nel quale vengono generati i ricavi”, aggiunge l’Eurispes.
Potrebbero essere introdotte anche “una Orbit Tax per finanziare la rimozione dei detriti e compensare le esternalità ambientali delle attività spaziali, una tassazione progressiva sullo space mining e, in prospettiva, perfino una Space Border Tax per i beni prodotti nello spazio e reimportati sulla Terra”. L’idea di fondo è che “la fiscalità spaziale non debba limitarsi a trasferire nello spazio i modelli tributari terrestri, ma debba piuttosto costruire un nuovo equilibrio tra sfruttamento economico, sostenibilità e interesse collettivo”. I proventi di un’eventuale tassazione internazionale “potrebbero così alimentare, da un lato, un Fondo di sostenibilità destinato, per esempio, alla rimozione dei detriti spaziali e, dall’altro, un Fondo di compensazione volto a redistribuire parte delle risorse ai Paesi privi di un accesso diretto allo spazio, secondo il principio di patrimonio comune dell’Umanità”, conclude l’Eurispes. “La prospettiva è quella di una fiscalità che non si limiti a stabilire chi debba pagare, ma che definisca anche a chi appartenga, in termini economici e collettivi, la ricchezza prodotta oltre i confini terrestri”.
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