ROMA (ITALPRESS) – Quasi la metà degli italiani giudica negativamente la situazione della propria città o località in relazione alla criminalità giovanile, e il 46,7% ritiene che i comportamenti devianti o illeciti da parte dei giovani siano aumentati rispetto al passato. Sono alcuni dei dati che emergono dalla nuova indagine campionaria dell’Eurispes sulla criminalità giovanile, realizzata anche con il contributo del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale, che fotografa percezioni, esperienze e dati reali su un fenomeno in continua evoluzione. La percezione della sicurezza divide quasi a metà la popolazione: il 46% giudica positivamente la situazione del proprio territorio, mentre il 44,5% esprime un giudizio negativo. Quasi sette cittadini su dieci (69%) dichiarano di aver evitato almeno una volta alcune aree della propria città perché ritenute frequentate da gang giovanili. Il 25% lo fa con frequenza, il 9,4% sistematicamente. Sulla composizione delle bande, il 42,4% degli intervistati le ritiene miste – italiani e stranieri insieme – mentre il 25,4% le immagina composte esclusivamente da stranieri e il 16,6% solo da italiani. Le condotte più associate alle bande giovanili sono insulti e derisione (68,5%), vandalismo (67,3%), minacce (60,8%) e aggressioni fisiche (46,8%).
Sul fronte della denuncia, oltre la metà del campione (57,5%) dichiara di non aver mai sporto denuncia in presenza di problemi legati alle bande giovanili. Quanto alle cause della devianza, i cittadini indicano al primo posto l’inadeguatezza della famiglia (19%), seguita dalla mancanza di una cultura della legalità (18,9%) e dalla carenza di opportunità lavorative (13%).
I dati reali: minori sempre più coinvolti
Le segnalazioni totali dei giovani tra 14 e 24 anni hanno registrato un calo nel lungo periodo – da 175.157 nel 2015 a 142.981 nel 2020 – ma mostrano una ripresa recente, con un incremento nel 2025 rispetto al 2024 (170.076, +2,54%). Il dato più allarmante riguarda i minori: le segnalazioni sono cresciute progressivamente fino a 37.170 nel 2025, rispetto alle 25.088 del 2020. In forte aumento i reati violenti. Le rapine sono passate da circa 7.250 segnalazioni nel 2021 a 10.449 nel 2025. I reati sessuali mostrano un trend crescente, con 747 segnalazioni nel 2015 e 1.291 nel 2025. I maltrattamenti contro familiari e conviventi sono quasi triplicati: da 1.207 nel 2015 a 3.290 nel 2025. L’uso delle armi ha subito una vera impennata: dalle 5.195 segnalazioni del 2020 alle 9.762 del 2025, con un ricorso sempre più frequente a coltelli, taser e spray urticante.
La ricerca Eurispes ha analizzato cinque piattaforme – TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e X – nel periodo 2023-2025, documentando come i social, e TikTok in particolare, funzionino da cassa di risonanza e strumento di reclutamento per la criminalità giovanile. Lo studio registra casi in cui faide nate online sfociano in aggressioni fisiche reali: lotte clandestine filmate e diffuse, pestaggi di strada, scontri tra gang. Il rischio, avvertono i ricercatori, è che ragazzi privi di strumenti critici interiorizzino la violenza come norma sociale.
“La devianza giovanile – spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – è uno dei fenomeni più delicati e complessi della nostra società. La complessità del problema rende indispensabile un approccio multidisciplinare. Il mondo giovanile non è un gruppo sociodemografico omogeneo, ed è bene non cadere nella tentazione di trattarlo come se lo fosse. Ad alcuni ragazzi il futuro è stato semplicemente negato, arruolati dalla criminalità organizzata o esclusi da un normale percorso scolastico. Ma anche i contesti apparentemente meno problematici possono generare comportamenti antisociali: una devianza “borghese”, normalizzata, che si esprime con vandalismo, bullismo, comportamenti autodistruttivi”. Fara sottolinea poi il ruolo dei social network, che “si rivelano spesso strumenti che amplificano i comportamenti devianti, facendone modelli accattivanti, disumanizzando le vittime e desensibilizzando gli autori”. Il presidente ricorda infine che una parte del fenomeno resta sommersa, “frenata dalle resistenze delle famiglie e dalla chiusura dei ragazzi stessi”.
– foto IPA Agency –
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