ROMA (ITALPRESS) – L’aggiornamento e il rafforzamento del ruolo dell’Italia, in una regione sempre più centrale in diversi settori, costituisce il nuovo documento strategico italiano sull’Artico, articolato su tre fronti, sicurezza, ricerca scientifica e sviluppo economico, e presentato questa mattina con una conferenza, organizzata a Villa Madama, alla quale sono intervenuti il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Antonio Tajani, il Ministro della Difesa Guido Crosetto e il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, i cui dicasteri hanno contribuito alla redazione del testo.
All’evento dedicato alla Politica Artica italiana, hanno partecipato, inoltre, rappresentanti delle istituzioni, membri del Tavolo Artico ed esponenti del mondo imprenditoriale.
Ad aprire l’incontro sono state le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tramite lettera: “Il governo ha un approccio a 360º nei confronti di una regione nevralgica nella competizione geopolitica globale. L’Italia non ha mai considerato l’Artico come un’area remota e senza alcun interesse. Al contrario, abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che è, una regione strategica, dove si intrecciano economia, ambiente, ricerca ed energia. E oggi più che mai sicurezza e difesa. L’accelerazione impressa dai cambiamenti climatici allo sviluppo delle rotte artiche sta cambiando lo scenario al quale eravamo abituati. Sta disegnando interconnessioni nuove che potrebbero condizionare il commercio marittimo”.
La Presidente del Consiglio ha continuato: “L’Italia è consapevole di quanto questa regione del mondo rappresenti un quadrante strategico negli equilibri globali e intende continuare a fare la propria parte per preservare l’Artico come area di pace, cooperazione e prosperità. Siamo un paese osservatore nel consiglio Artico e sosteniamo da sempre il rispetto del diritto internazionale, a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Siamo convinti che l’Artico debba essere una priorità dell’Unione europea e della Nato. E che l’alleanza atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori”.
Infine nella lettera Meloni ha spiegato: “La nuova strategia punta a rafforzare il ruolo dell’Italia come partner affidabile, capace di promuovere cooperazione, sostenibilità e innovazione. Perché siamo consapevoli che ciò che accade nel grande nord non è distante ma riguarda il futuro di tutti noi, il nostro benessere, la nostra prosperità e la nostra sicurezza”.
Il documento, elaborato nel corso del 2025, valorizza il ruolo finora assunto dall’Italia in Artico e delinea una visione strategica, insieme con una serie di obiettivi di lungo periodo, per rafforzare l’impegno italiano nella regione. Questo impegno si concentrerà lungo le tre direttrici della sicurezza, della ricerca scientifica e dello sviluppo economico, mettendo insieme le diverse forze del Sistema Paese, nella prospettiva di una più incisiva azione dell’Italia in Artico.
Tra i principali obiettivi tracciati, vi sono quelli di consolidare il ruolo dell’Italia come Paese non artico interessato all’Artico. Contribuire al mantenimento dell’Artico quale area di stabilità, prevenendo dinamiche di escalation e sostenendo i meccanismi multilaterali di dialogo e cooperazione. Rafforzare da un lato la sicurezza collettiva euro-atlantica, in coerenza con gli impegni NATO e UE e con una visione integrata dei diversi teatri strategici e dall’altro, anche a livello bilaterale, le relazioni con i Paesi artici europei (Danimarca/Far Oer/Groenlandia, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia), sostenendo il crescente ingaggio dell’Unione Europea sulle questioni artiche. Infine rafforzare anche la ricerca scientifica italiana in Artico e cogliere le opportunità economiche che in ambito artico si stanno aprendo a favore delle imprese italiane.
Il nuovo documento strategico, adottato a dieci anni di distanza dal primo, attualizza le politiche italiane nell’attuale fase di crescente rilevanza globale della regione.
“L’Italia ha una visione strategica della presenza politica nella regione artica – ha detto il vicepremier e ministro Tajani -. L’Artico per noi ha rappresentato sempre un interesse particolare dal punto di vista della navigazione, della sicurezza e dell’interesse economico”. Ciò che accade oggi, ha aggiunto, “ci impone di aggiornare la nostra azione politica, economica e di ricerca. Abbiamo interesse alla stabilità dell’area ad una sempre maggiore presenza dell’Unione europea e della Nato, perché con i confronti geopolitici che abbiamo in questi mesi, anni e in questi giorni non possiamo non avere una strategia aggiornata“.
“Quando ero vice presidente della commissione europea nel 2012 sono stato in Groenlandia, che in questi giorni è al centro dell’attenzione globale”, ha detto il ministro degli Affari esteri, ricordando la sua visita per firmare un accordo di collaborazione sulle terre rare e per mettere in evidenza “l’attenzione dell’Europa e dell’Italia” che “non nasce oggi. Da sempre le abbiamo riconosciuto una centralità”. Dal punto di vista geo-strategico, dunque, l’obiettivo è “far sì che la sicurezza dell’Occidente sia garantita da un’azione politica forte e anche di sicurezza. Non è questione di mandare dieci – venti soldati ma significa avere in testa una strategia. Abbiamo una visione congiunta a 360º. Siamo osservatori nel consiglio artico ma siamo anche parte attiva” e questo vuol dire “lavorare intensamente anche dal punto di vista economico”.
“L’Artico è ricco di materie prime e da questo punto di vista dobbiamo pensare anche a mobilitare le nostre imprese – ha spiegato -. Stiamo preparando con la nostra ambasciata a Copenaghen una missione imprenditoriale dedicata al tema artico, dove ci sono industrie del settore della difesa, Leonardo e Fincantieri che operano in quell’area. Anche perché siamo in grado di realizzare navi da ricerca, come quelle che utilizza la nostra Marina Militare. Dobbiamo dar vita”, ha detto inoltre, “a un tavolo imprenditoriale artico con tutti i nostri principali gruppi industriali nei settori chiave, difesa, energia, ambiente, spazio che sono già presenti nei paesi artici. Vogliamo sostenerli per inserirli in un contesto di internazionalizzazione del nostro sistema imprenditoriale e per essere all’avanguardia anche per l’export in questa parte del mondo. Metteremo la regione artica tra le priorità dell’agenda per l’internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo”.
“L’Italia deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca e anche militare in una parte che diventerà sempre più strategica – ha detto il ministro Crosetto -. È una parte del mondo che non è come altre perché il paese che ha il confine più lungo con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia che lo farà valere fino in fondo”.
Il ministro della Difesa a tal proposito ha aggiunto: “Il giorno che finirà la guerra in Ucraina gran parte delle risorse russe saranno spostate in questo settore, come si sta spostando la Nato che ha concentrato tutta la politica del nord sempre più vicina all’Artico. Come dimostrano le dichiarazioni di Trump riferendosi alla Groenlandia”.
“La difesa da tempo si interessa dell’Artico”, ha proseguito il ministro Crosetto. “La nostra Marina da sempre è impegnata lì con le sue navi. La nostra Aeronautica collabora e aiuta gli enti di ricerca che vi lavorano”. E poi ha citato anche le esercitazioni dell’Esercito “che non sono iniziate adesso e che non sono 15 soldati mandati in gita in Groenlandia. Non riesco a capirne la presenza. Immaginate 15 italiani, 15 francesi e 15 tedeschi. Sembra l’inizio di una barzelletta. Penso che invece sia nostro interesse tenere il mondo occidentale e il mondo libero. Io sono per allargare e non frazionare un mondo già frazionato”.
“Nell’Artico non siamo all’anno zero. Nella nostra stazione italiana lì ci sono tutti”, ha affermato il ministro Bernini. “Siamo protagonisti nel mondo artico e nelle scienze polari perché abbiamo cominciato cinquant’anni fa ad investire profondamente: capitale umano, materiali e infrastrutture”. La Bernini ha poi spiegato a margine della conferenza: “Tra le tante cose in cui dobbiamo fare sistema c’è la creazione di poli nazionali per l’Artico che uniscano le nostre infrastrutture di ricerca’ che sono dei ‘collegamenti’. Dopodiché, ha manifestato la necessità di un ampliamento dal punto di vista dell’agricoltura artica perché ‘ci sono delle materie prime delle terre rare che supportano l’agricoltura tecnologica. Su questo abbiamo molto da fare e i poli di coordinamento sono ricchi di spunti per il futuro’. E sulle risorse ha concluso: ‘Ne abbiamo veramente tante. Come ministero abbiamo messo a disposizione tanti fondi sia sui centri nazionali che sulla ricerca artica. Abbiamo un piano nazionale che viene rifinanziato ogni anno ed è una delle poste intoccabili’.
– foto xl5/Italpress –
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