ROMA (ITALPRESS) – Da domani, 3 aprile, i fornitori di servizi digitali nell’Unione Europea non saranno più in grado di rilevare materiale relativo ad abusi sessuali online sui minori sulle loro piattaforme. Questo è l’allarme lanciato da 247 organizzazioni che lavorano per promuovere i diritti dei minori e contrastare gli abusi sessuali, inclusa Save the Children Italia, in seguito alla mancata approvazione della seconda proroga di una deroga temporanea alle norme sulla ePrivacy, approvata nel 2021, che sinora ha consentito alle imprese tecnologiche di rilevare, volontariamente, immagini e video relativi ad abusi sessuali su minori online.
In mancanza di basi giuridiche stabili, purtroppo ancora assenti, la proroga avrebbe permesso alle piattaforme di proseguire le attività di rilevamento (detection), fondamentali per individuare i materiali di abuso e bloccarne la circolazione, e fermare il perpetuarsi degli abusi e del trauma per i minori vittime. I firmatari dell’appello condannano fermamente l’incapacità dei decisori politici dell’UE a superare lo stallo politico e trovare un accordo per consentire le attività di rilevamento (detection), atteggiamento che ha determinato una grave lacuna nella protezione dei minori, con conseguenze che rischiano di essere devastanti.
L’appello – promosso dallo European Child Sexual Abuse Legislation Advocacy Group (ECLAG) e firmato dai principali esperti nella protezione dell’infanzia e nei diritti dei minori – invita i decisori politici dell’UE ad agire d’urgenza per adottare un quadro giuridico solido e permanente che garantisca il proseguimento del rilevamento degli abusi sessuali sui minori online. Per contrastare i milioni di immagini e video di abusi sessuali su minori che circolano online, il rilevamento su larga scala è indispensabile, affinché le piattaforme possano individuare e segnalare tempestivamente i contenuti illegali alle forze di polizia, avviando indagini che permettono di identificare le vittime ed assicurare i responsabili alla giustizia.
La detection, inoltre, consente alle aziende di rimuovere rapidamente il materiale illegale e di impedirne l’ulteriore diffusione. Negli ultimi anni il 99% dei milioni di immagini e video segnalati proviene da piattaforme che utilizzano queste tecnologie. È grazie a questo impegno che ogni anno migliaia di vittime vengono riconosciute e milioni di file abusivi vengono eliminati dalla rete. Se la capacità di rilevare questi contenuti venisse meno, il numero di segnalazioni crollerebbe drasticamente, come accaduto nel 2021, quando, a seguito della sospensione del quadro giuridico che consentiva la detection e prima che venisse approvata la deroga, le segnalazioni di materiale relativo ad abusi sessuali su minori online diminuirono del 58%.
Una riduzione così drastica comprometterebbe il lavoro delle forze di polizia, renderebbe impossibile avviare e completare molte indagini e lascerebbe bambini e bambine intrappolati in situazioni di abuso o esposti a contenuti violenti. Allo stesso tempo, i contenuti illegali continuerebbero a circolare indisturbati, costringendo le vittime a rivivere il trauma ogni volta che il materiale viene visualizzato o condiviso.
“Ogni immagine, ogni video di abuso rappresenta un bambino, una bambina, un adolescente, esposto a una violazione devastante della propria dignità, della propria sicurezza, della propria privacy. Dietro quei file ci sono ferite che continuano a riaprirsi. La tutela dei minori non è un’opzione, né un tema negoziabile. È un obbligo vincolante, sancito dal diritto europeo e internazionale, oltre che un imperativo etico che non ammette deroghe”, ha dichiarato Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children. “Come abbiamo ricordato a febbraio in audizione davanti alla Commissione Politiche UE della Camera dei Deputati, che si era poi espressa positivamente sulla proroga in questione, gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei minorenni non potrebbero esistere online senza la circolazione di immagini e altri contenuti pedopornografici. Per questo, intercettare e bloccare questo materiale è una parte essenziale del sistema di contrasto. Non è più il momento delle esitazioni, ma quello di agire, con responsabilità, coraggio, urgenza. Non possiamo permettere che l’immobilismo istituzionale continui a ricadere sui più vulnerabili”.
– Foto IPA Agency –
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