ROMA (ITALPRESS) – Si è svolto questa mattina presso Villa Lusa, sede dell’Ambasciata del Portogallo presso la Santa Sede, l’incontro dal titolo “From Lisbon to Seoul: a march toward a courageous, respectful and peaceful future“, inserito nel programma della diciassettesima edizione del Festival della Diplomazia. Al centro del dibattito, il ruolo cruciale delle nuove generazioni come veri e propri “artigiani di pace” e ambasciatori di una diplomazia quotidiana che unisce popoli e culture. Nell’introdurre i lavori, l’Ambasciatrice del Portogallo presso la Santa Sede, Maria Amélia Maio de Paiva, ha voluto rivolgere il suo messaggio soprattutto ai giovani presenti, richiamando l’eredità spirituale e sociale della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. “Cari giovani, in quanto Ambasciatrice del precedente Paese ospite della GMG, le mie parole si rivolgono principalmente a voi! Sì, spetta a voi essere gli artigiani della pace e i diplomatici della speranza, oggi e sempre, di cui abbiamo tanto bisogno in questi tempi che viviamo. La pace non è mai qualcosa di raggiunto una volta per tutte, ma piuttosto una struttura che deve essere continuamente costruita. E chi sono gli architetti di questa struttura? Sono i giovani!”, ha dichiarato secondo quanto riferisce un comunicato diramato dal Festival della Diplomazia. Un concetto ripreso e rilanciato guardando al futuro e all’appuntamento globale di Seoul 2027, prima GMG ospitata in un Paese asiatico in cui il cristianesimo non è religione maggioritaria. Nel suo intervento, l’Ambasciatore della Repubblica di Corea presso la Santa Sede, Hyung-sik Shin, ha sottolineato la profonda valenza simbolica della scelta della Corea: “Ospitata nella penisola coreana, che continua a portare il dolore della divisione nazionale, il messaggio centrale di questo raduno è inequivocabilmente la pace. A Seoul, i giovani pellegrini di tutto il mondo impareranno, pregheranno e praticheranno la pace insieme. Consentire a questa ondata di pace di propagarsi oltre il raduno, in Asia e in tutto il mondo, è il dono più prezioso che questa terra divisa possa offrire alla famiglia umana”.
Il legame tra fede, dialogo internazionale e impegno sociale è stato al centro dell’intervento di Daniele Bruno, Presidente della Fondazione Papa Giovanni Paolo II per la Gioventù: “Stiamo vivendo un momento critico, segnato da conflitti, rapidi cambiamenti tecnologici, crisi della cooperazione internazionale e crescente fragilità del multilateralismo. Proprio per questo abbiamo bisogno della prospettiva dei giovani: una prospettiva che si rifiuta di lasciare che il futuro sia plasmato unicamente dalle paure del presente. I giovani non sono solo i destinatari del futuro; sono protagonisti nel plasmarlo”. Sul valore formativo e aggregativo di questo cammino si è soffermato anche Don Riccardo Pincerato, Responsabile della Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Italiana: “La strada verso Lisbona non è finita quella notte. Continua nelle città, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro di chi l’ha percorsa. E si sta già tendendo verso Seoul. Le Giornate Mondiali della Gioventù non sono un evento da consumare, ma offrono ai giovani un’esperienza che nessun libro o lezione può sostituire: scoprono di non essere soli, di appartenere a qualcosa di più grande”. L’incontro, moderato da Maria Gomiero (giornalista di Avvenire), ha confermato la vitalità di una “diplomazia dei popoli” capace di affiancare i canali istituzionali tradizionali, dimostrando come l’ascolto reciproco, il superamento dei pregiudizi e la cultura dell’incontro rappresentino le uniche vere fondamenta per un futuro di pace e stabilità internazionale.
– foto ufficio stampa Festival della Diplomazia –
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