ROMA (ITALPRESS) – Il cambiamento climatico sta modificando il calendario delle vacanze degli italiani, con effetti differenti sulle destinazioni turistiche: il caldo penalizza soprattutto le località balneari, mentre quelle montane risultano meno esposte e primavera e autunno beneficiano di temperature più miti. In trent’anni le giornate di caldo eccessivo nelle località turistiche italiane sono aumentate di oltre due terzi, da 18 a 30 per estate, e potrebbero raggiungere quota 35 entro il 2036. È quanto emerge dal rapporto “L’impatto del clima sul turismo italiano. Presenze, spesa e stagionalità. Analisi 1990-2036” dell’Istituto Demoskopika, che ha incrociato oltre trent’anni di dati Istat sui flussi turistici con oltre 3 miliardi di rilevazioni climatiche Copernicus, relative a tutti i 7.896 comuni italiani e a 103 località turistiche che, nell’arco temporale di luglio-agosto 2024, hanno concentrato oltre il 40% delle presenze nazionali.
Secondo le stime, il caldo estivo potrebbe comportare fino a 3,7 milioni di pernottamenti mancati ogni anno, parzialmente compensati da circa 900 mila presenze aggiuntive nei mesi di spalla, con un saldo negativo fino a 2,8 milioni di notti e 214 milioni di euro di spesa turistica diretta. Il conto lo pagano soprattutto gli italiani: quasi otto notti mancate su dieci (2,9 milioni) riguardano il turismo domestico, che continua a partire ma resta di meno, riducendo di fatto la permanenza media. Per gli stranieri, che prenotano con largo anticipo, l’effetto è minore (0,8 milioni) e incerto. Sono stime massime rispetto a un’estate senza l’aumento del caldo, non perdite registrate. Il caldo non pesa allo stesso modo ovunque: il Mezzogiorno balneare è il più esposto e recupera meno, mentre città d’arte e montagna quasi pareggiano. In particolare, nei sistemi turistici del Sud, primavera e autunno compenserebbero appena il 14% dei pernottamenti estivi a rischio, contro il 71% delle destinazioni urbane e montane. Il fenomeno si accompagna a una trasformazione delle abitudini di viaggio: la quota dei pernottamenti degli italiani a luglio e agosto è scesa dal 45,6% al 39,7%, mentre la permanenza media estiva degli italiani si è ridotta da 7,3 a 4,6 notti.
Per misurare l’esposizione dei sistemi turistici regionali, Demoskopika ha inoltre elaborato un indice di vulnerabilità turistica al caldo, su una scala da 0 a 100, che combina la concentrazione estiva delle presenze, le giornate di caldo eccessivo, le notti tropicali e il riscaldamento atteso entro il 2036. A guidare la classifica delle regioni maggiormente vulnerabili sono Calabria, Puglia ed Emilia-Romagna. Sul versante opposto, i livelli più contenuti si registrano in Piemonte, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Entro il 2036, a parità di flussi turistici, i pernottamenti estivi a rischio potrebbero salire fino a 5,2 milioni l’anno. Per i ricercatori di Demoskopika, la sfida principale non è contrastare lo spostamento della stagione, ma governarlo attraverso l’adattamento dell’offerta turistica al caldo, l’estensione delle aperture ricettive e una maggiore flessibilità dei calendari delle vacanze.
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