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Tarlo asiatico nel Vicentino, ok della Regione al piano di contenimento con UniPd

VENEZIA (ITALPRESS) – “Nel Vicentino non dobbiamo aspettare che l’infestazione da tarlo asiatico si allarghi ancora. Stiamo cercando di fermarlo adesso, quando il focolaio è ancora circoscritto e quindi esiste una concreta possibilità di contenerlo ed eradicarlo”. L’assessore regionale all’Agricoltura e Foreste del Veneto, Dario Bond annuncia il rafforzamento del monitoraggio della presenza del tarlo asiatico nell’area di Villaverla (Vicenza) e dei Comuni vicini, e il via ad un piano biennale di ricerca, controllo e contenimento del parassita insieme all’Università di Padova.

La Giunta regionale ha infatti approvato l’Accordo di collaborazione con l’Ateneo patavino per un progetto da 265.925 euro complessivi. L’obiettivo è conoscere con la massima precisione possibile dove si trova l’Anoplophora glabripennis, capire come si sta muovendo e intervenire rapidamente per cercare di fermarne la diffusione. La presenza del tarlo asiatico è stata individuata e confermata nel 2025 nel Comune di Villaverla. Il Servizio Fitosanitario regionale ha quindi delimitato un’area infestata, con un raggio di circa 100 metri dalle piante colpite, e una zona cuscinetto estesa per ulteriori due chilometri. Sono già in corso controlli e misure di eradicazione, compreso l’abbattimento e la distruzione delle piante infestate e di quelle considerate a rischio.

“Sappiamo che abbattere alberi è una scelta pesante e che sul territorio viene vissuta con preoccupazione – aggiunge Bond -. Ma proprio per questo dobbiamo fare tutto il possibile per essere sempre più precisi nell’individuazione delle piante colpite. Non possiamo permetterci né di sottovalutare il problema né di intervenire alla cieca. La scienza deve aiutarci a capire dove il parassita è presente e dove può arrivare”. Il tarlo asiatico del fusto è un coleottero originario dell’Asia e considerato dall’Unione europea un organismo da quarantena prioritario. E’ in grado di attaccare numerose latifoglie, tra cui aceri, ippocastani, betulle, pioppi, salici, frassini e olmi, provocandone progressivamente il deperimento fino alla morte.

Il nuovo programma regionale-Università punta quindi a potenziare gli strumenti a disposizione dei tecnici del Servizio Fitosanitario regionale. Nei prossimi mesi saranno effettuati controlli sistematici sugli alberi presenti nell’area interessata, con particolare attenzione alle specie più sensibili. Un elemento importante sarà anche l’implementazione della mappatura delle piante e dei focolai attraverso sistemi georeferenziati, che consentiranno di seguire nel tempo l’evoluzione dell’infestazione. Saranno inoltre individuate e controllate specifiche piante sentinella, particolarmente sensibili al tarlo asiatico, per intercettare tempestivamente eventuali nuove presenze anche fuori dall’area già interessata.

Il monitoraggio partirà nell’inverno 2026-2027, estendendo i controlli a una nuova fascia di due chilometri attorno all’area di infestazione conosciuta. Nell’estate 2027 sarà effettuata una nuova verifica complessiva dell’area, per misurare l’evoluzione della situazione e l’efficacia delle misure adottate. “Grazie a questo accordo, dimostriamo di saper affrontare le specie invasive con strumenti nuovi e con una collaborazione stretta tra istituzioni, territorio e mondo della ricerca. Abbiamo già visto con altre emergenze fitosanitarie quanto sia importante non perdere tempo. Quando un parassita entra in un territorio, ogni settimana può fare la differenza. Per questo vogliamo essere presenti sul campo, controllare, studiare e intervenire. L’obiettivo è semplice: salvare più alberi possibile e impedire che un focolaio circoscritto diventi un’emergenza per tutto il territorio“, conclude Bond.

– foto ufficio stampa Regione Veneto –

(ITALPRESS).