TEHERAN (IRAN) (ITALPRESS) – Nuove esplosioni hanno scosso il sud dell’Iran oggi, con boati uditi nelle vicinanze dello strategico Stretto di Hormuz, poche ore dopo il termine di una nuova ondata di attacchi americani contro decine di obiettivi iraniani nella notte tra domenica e lunedì. L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha riferito di forti esplosioni nei pressi della città di Bandar Abbas e dell’isola di Qeshm, entrambe situate nella zona meridionale del Paese, vicino al Golfo. Parallelamente, Teheran ha annunciato di proseguire le consultazioni diplomatiche con Qatar, Pakistan e Oman – i tre Paesi mediatori nel conflitto con Washington – nel tentativo di “evitare un’ulteriore escalation” con gli Stati Uniti, nonostante il rinnovato scambio di colpi tra le due parti. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato: “Il ruolo dei mediatori è continuare i loro sforzi per impedire l’escalation delle tensioni”. Ha aggiunto che l’Iran è rimasto in contatto “negli ultimi giorni” con Qatar e Oman – due Paesi che Teheran ha anche colpito militarmente – oltre che con il Pakistan.
Le forze americane e iraniane si sono scambiate intensi attacchi con missili e droni. Teheran ha preso di mira installazioni statunitensi in Paesi del Golfo e ha annunciato nuovamente la chiusura del vitale Stretto di Hormuz, con un conseguente rialzo dei prezzi del petrolio. Da parte sua, l’esercito Usa ha affermato di aver colpito sistemi di difesa aerea iraniani, siti radar costieri, capacità missilistiche e di droni, oltre a piccole imbarcazioni, utilizzando aerei, navi da guerra e droni durante le operazioni di domenica.
In risposta, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato oggi di aver attaccato installazioni militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, distrutto sistemi radar in Oman e colpito serbatoi di carburante e depositi di munizioni presso la base aerea Principe Hassan in Giordania.
Il canale televisivo di Stato iraniano ha ribadito che il Stretto di Hormuz rimane chiuso “a causa delle violazioni americane” agli accordi. “Hormuz resta chiuso a seguito della violazione da parte dell’esercito statunitense del memorandum d’intesa”, ha riportato la televisione iraniana Irib.
ATTACCATE LE BASI AMERICANE IN BAHRAIN, KUWAIT E GIORDANIA
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana ha annunciato oggi di aver lanciato nuovi attacchi contro basi e installazioni militari statunitensi in Bahrain, Kuwait e Giordania, in risposta alle recenti incursioni aeree americane contro obiettivi iraniani. Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale Irna, le forze iraniane hanno colpito la base aerea Principe Hassan in Giordania, un centro di comando per droni statunitensi in Bahrain e la base aerea Ali Salem in Kuwait. Tra gli obiettivi figurerebbe anche la base aerea Sheikh Isa in Bahrain, definita parte della “seconda fase” delle operazioni di ritorsione. Teheran sostiene di aver provocato incendi a depositi di carburante e munizioni grazie all’impiego di missili e droni. I Pasdaran hanno precisato che gli attacchi sono una risposta diretta alle strike statunitensi che hanno preso di mira installazioni militari sulla costa iraniana, annunciando che le operazioni “proseguono”. In parallelo, le forze navali iraniane hanno fermato due navi nel Golfo di Hormuz, accusate di aver spento i sistemi di tracciamento e violato le istruzioni, in un’azione che Teheran definisce di tutela della sicurezza della navigazione. Non sono state fornite indicazioni sull’identità delle imbarcazioni e non ci sono conferme indipendenti sull’episodio.
In Bahrain, il ministero dell’Interno ha invitato cittadini e residenti a raggiungere immediatamente i rifugi dopo il suono delle sirene per la seconda volta in meno di 24 ore. Le difese aeree sono al lavoro per neutralizzare le minacce. Il Kuwait ha riferito di essere impegnato nell’intercettazione di “obiettivi aerei ostili”, con esplosioni dovute alle operazioni di difesa. In Giordania, l’esercito ha annunciato di aver intercettato e abbattuto quattro missili provenienti dall’Iran entrati nello spazio aereo nazionale. Secondo fonti militari giordane, non si registrano vittime né danni materiali.
Le azioni iraniane arrivano poche ore dopo che il Comando Centrale americano (Centcom) aveva dichiarato conclusa una nuova ondata di attacchi contro decine di obiettivi militari in Iran, tra cui sistemi di difesa aerea, radar costieri, siti missilistici e droni. Washington ha ribadito che lo Stretto di Hormuz è un corridoio vitale per il commercio globale e che le forze Usa continueranno a garantire la libertà di navigazione. Il rapido scambio di colpi tra Iran e Stati Uniti accentua ulteriormente le tensioni nella regione, mentre sono in corso sforzi diplomatici regionali e internazionali per evitare un’escalation verso un conflitto più ampio. L’Onu ha lanciato avvertimenti sulle gravi conseguenze di una possibile guerra generalizzata.
IRAN “NESSUN IMPEGNO CON GLI USA SE NON RISPETTANO I LORO”
L’Iran condiziona il rispetto del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti al pieno adempimento degli impegni da parte di Washington. Lo ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei secondo la Tv al Arabiya. “Teheran non si impegnerà con la memorandum se gli Stati Uniti non rispettano i loro obblighi”, ha affermato Baghaei, evidenziando l’ampliamento del dissidio tra i due Paesi sulla gestione della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il portavoce ha spiegato che l’Iran sta lavorando per raggiungere un meccanismo comune con l’Oman per regolare il traffico marittimo e il passaggio delle navi nel Golfo, ma ha accusato Washington di esercitare pressioni su Mascate che ostacolano questi sforzi.
“Qualsiasi intesa sulla sicurezza della navigazione deve basarsi su impegni reciproci”, ha sottolineato Baghaei, aggiungendo che “le continue pressioni, sanzioni e attacchi militari” rendono difficile mantenere in vigore la memorandum nelle sue forme attuali. Il diplomatico ha confermato che i mediatori continuano a lavorare per facilitare il dialogo tra Teheran e Washington, con contatti in corso con Oman, Pakistan e Qatar per contenere le tensioni ed evitare un’ulteriore escalation. Queste iniziative diplomatiche procedono in parallelo ai tentativi di trovare un accordo sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, nonostante le persistenti divergenze.
Le dichiarazioni arrivano dopo recenti colloqui tra Iran e Oman, ai quali ha partecipato anche una delegazione qatariota, focalizzati proprio sulla gestione del traffico navale e sulla sicurezza nel passaggio strategico. Teheran insiste che la gestione di Hormuz debba avvenire in coordinamento con i Paesi rivieraschi, mentre Stati Uniti e Paesi occidentali lo considerano un corridoio internazionale che non può essere soggetto a restrizioni unilaterali.
In precedenza, il Comando Centrale americano (Centcom) aveva ribadito che l’Iran “non controlla” lo Stretto e che le forze Usa sono pronte a garantire la libertà di navigazione. Dal canto suo, Teheran ha annunciato nelle scorse ore il blocco di alcune navi e la minaccia di tenere chiuso il passaggio fino alla fine di quello che definisce “intervento americano” nella regione. Lo Stretto di Hormuz è uno dei corridoi marittimi più critici al mondo, attraverso il quale transita gran parte delle esportazioni globali di petrolio e gas. Il contenzioso sulla sua gestione resta uno dei principali fattori di tensione tra Iran e Stati Uniti.
– foto IPA Agency –
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