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Forza Italia, Occhiuto “Fare cose liberali significa far uscire il liberalismo dal museo e aggiornarlo”

ROMA (ITALPRESS) – “Fare cose liberali significa far uscire il liberalismo dal museo e aggiornarlo. È liberale considerare ancora un dogma quello dello Stato minimo, quando ci sono Big Tech che contano più degli stati nazionali e hanno un fatturato annuo che supera il Pil degli stati nazionali? E che cosa sarebbe successo se non ci fosse stato l’intervento statale ai tempi del Covid”. Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, in un’intervista a “Il Foglio”, nella quale contesta “il modo dogmatico con cui spesso si affermano i principi liberali”.

I medici lamentano carenze di organico e dicono: non saremmo pronti a un’altra pandemia. “Se la riforma la scrivi con le corporazioni, generalmente non è una buona riforma. Penso di essere stato l’unico, nel mio partito, a dire che non si può fare una riforma sotto dettatura dei medici di medicina generale – che pure devono essere ascoltati”.

Metodo applicato alle licenze taxi? “Passavo per essere uno contrario all’autonomia, ma ho vinto in Corte Costituzionale sollevando il conflitto d’attribuzione con il governo e contro i decreti Salvini sugli Ncc. La Corte ha affermato che la materia non compete al governo nazionale, e quindi in Calabria abbiamo liberalizzato il mercato. Non avrei potuto farlo se avessi ascoltato i tassisti invece di chi deve prendere il taxi”.

Nell’intervista, il governatore azzurro affronta anche il tema dei balneari. La Regione Calabria ha approvato una legge sulle concessioni che si rifà alla direttiva Bolkenstein in merito all’obbligo di mettere a gara le concessioni solo quando c’è scarsità effettiva della risorsa naturale (le spiagge) e nella misura in cui prevede, a monte della messa a gara, verifiche sull’effettivo stato di scarsità, territorio per territorio.

Il presidente Occhiuto spiega così questo provvedimento: “Qual è l’obiettivo che ogni liberale dovrebbe perseguire? Io rispondo: migliorare la qualità dei servizi. Ma, se si osserva la realtà delle coste calabresi, si vedranno distese di spiagge libera, a differenza che in Liguria o in Toscana, per esempio. Questo, in quelle regioni, comporta la presenza di rendite di posizione che non assicurano la qualità del servizio. In Calabria, invece, a fronte di un afflusso record di turisti, ci ritroviamo con chilometri di spiagge prive di servizi. E, mentre invito i Comuni a fare le gare, trovo ingiusto smantellare i pochi presidi che offrono un minimo di servizi. La concorrenza serve ad allocare risorse scarse, non a produrre una scarsità artificiale”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).