HomeEsteroCaso franchi svizzeri, Novotny “Il populismo è un danno per l’economia croata”

Caso franchi svizzeri, Novotny “Il populismo è un danno per l’economia croata”

di Lucia Rotta

ZAGABRIA (CROAZIA) (ITALPRESS) – È attesa entro la fine di maggio la pronuncia della Corte Suprema croata sul caso dei prestiti indicizzati al franco svizzero, contratti dai cittadini negli scorsi decenni. Il condizionale è d’obbligo, perché resta da capire quando e se le istituzioni politiche daranno il via libera definitivo per un nome alla guida della stessa corte, un incarico ancora vacante dopo la scomparsa dell‘ex presidente Radovan Dobronic avvenuta lo scorso anno.

E verrebbe da aggiungere ‘nuovamente’, perché la pronuncia del massimo tribunale croato seguirebbe alle molte sentenze già emesse nei gradi inferiori di giudizio e alle leggi ad hoc varate dalla politica per far fronte alle richieste dei contraenti. L’analista economico Damir Novotny spiega, in un’intervista all’agenzia Italpress, il suo punto di vista su una situazione che ripropone tensioni sociali e quesiti giuridici, ma che soprattutto chiama in causa il sistema finanziario del Paese per un capitolo che sembrava ormai chiuso da tempo.

Le associazioni dei consumatori, ed in particolare Franak (che in croato significa appunto ‘franco’), rimettono in dubbio la sufficienza delle compensazioni e chiedono nuovamente un parere al massimo organo giudiziario. Questo nonostante la stessa Corte Suprema avesse già stabilito, nel 2020, che chi aveva convertito il prestito non avesse diritto a nuovi indennizzi. E nonostante, nel 2014, l’allora maggioranza di centrosinistra avesse varato una legge che imponeva alle banche la conversione forzata in euro, con ricalcolo retroattivo a partire dal momento dell’erogazione dei prestiti (avvenuta tra il 2004 e il 2007).

Durante il mandato come premier dell’attuale presidente della Repubblica, è stata approvata una legge in risposta alla crisi denunciata da questi debitori. Non erano molti, ma erano piuttosto rumorosi e ben organizzati, e avevano ottimi consulenti legali che vedevano un’opportunità di guadagno per sé stessi, prima di tutto, e poi, naturalmente, per i loro clienti – ricorda Novotny -. Nell’opinione pubblica si è allora diffusa una posizione secondo cui le banche avevano ‘ingannato’ i clienti e per questo dovevano essere attaccate con tutti i mezzi. Si era costituito un ampio fronte di attacco alle banche, viste come ‘nemico’ numero uno’. Il contesto storico è noto: i prestiti nascono in un’epoca di crisi, una fase in cui secondo Novotny ‘il capitale cercava di trasferirsi in Svizzera’, in un Paese cioè visto come ‘un porto sicuro”. 

“Ma chi aveva studiato con attenzione le fasi economiche negli ultimi, diciamo, cento anni, sapeva che prima o poi la crisi si sarebbe allentata. Dopo il 2010, il 2011, il 2012, è iniziata la stabilizzazione del mercato finanziario; la crisi greca si è in qualche modo risolta, l’Unione monetaria europea è sopravvissuta e il capitale si è spostato dal franco svizzero, che è una valuta piccola, per fare ritorno alla seconda valuta per dimensione e potenza al mondo, ovvero l’euro”, dichiara l’esperto.

“In questo contesto, l’élite politica in Croazia ha deciso, con una legge, di permettere la conversione e il risarcimento. La maggior parte dei contraenti ha accettato e ha stipulato nuovi contratti”, aggiunge. Franak ha raccolto a sé le voci che non si sono ritenute ancora soddisfatte, e una parte dei giudici, ricorda Novotny, “incluso il defunto presidente della Corte Suprema, ha giudicato a favore dei contraenti, nonostante fossero stati risarciti, perché è prevalsa l’opinione che le banche dovessero essere punite”.

Un’idea che ha condizionato anche le scelte politiche, secondo l’esperto, in un Paese di meno di 4 milioni di abitanti ma con un sistema bancario solido, in cui operano grandi nomi internazionali. E dunque il rischio adesso è quello di ‘fare la guerra’ agli istituti di credito invece di attrarli con nuove proposte mirate a incoraggiare il finanziamento della crescita nazionale.

“Da quella crisi del franco svizzero, che è stata la scintilla, si è creata nello spazio pubblico un’opinione secondo cui le banche guadagnano troppo. Questo è un sentimento che deriva dai tempi socialisti”, commenta Novotny, che è stato nel Consiglio della Banca centrale croata per 6 anni.Dopo la grande crisi del 1990, quando molte banche in Croazia avevano dichiarato fallimento o avevano dovuto ristrutturarsi, il sistema bancario è stato stabilizzato. La Banca centrale ha costretto gli istituti a dotarsi di un alto capitale e a mantenere un alto livello di riserve. I risparmiatori croati oggi si fidano delle banche e del sistema bancario. Le banche che operano in Croazia hanno sviluppato ottimi servizi digitali, forse i migliori nell’Europa dell’Est, e forse in alcune situazioni anche migliori di alcuni Paesi dell’Europa occidentale, grazie al fatto che i loro proprietari, soprattutto le banche italiane, hanno permesso l’attuazione delle più recenti tecnologie digitali nel settore”, dichiara l’analista.

“Ma esiste una minoranza di cittadini che pensa ancora che le banche agiscano a loro danno e si arricchiscono eccessivamente”, ignorando completamente il fatto, prosegue Novotny, “che la redditività che le banche realizzano, ovvero il profitto che ottengono, non è nemmeno lontanamente il livello più alto di tassi di profitto nell’economia croata. Ci sono molti altri settori che, che in rapporto al capitale, hanno una redditività più alta”.

Secondo l’economista, il mondo della politica, invece di scardinare i pregiudizi, ha cavalcato questi ultimi ‘in modo populista’.E questo è stato fatto da tutti e due i grandi campi politici, cioè da una parte l’Unione democratica croata, che è al potere per il terzo mandato elettorale, e dall’opposizione che è composta da socialdemocratici e verdi”, aggiunge.

“Ed ecco che arriviamo al motivo per cui ho detto che il sistema economico potrebbe essere compromesso, e al motivo per cui non siamo sicuri di come reagiranno i tribunali. Tutto questo non è ovviamente collegato allo Stato di diritto, ma alle posizioni politiche. E questo è ciò che personalmente mi infastidisce: perché la Croazia, come membro dell’Unione europea e come membro dell’Unione monetaria europea, dovrebbe innanzitutto, attraverso i propri politici, preoccuparsi principalmente dello Stato di diritto, e non seguire gli interessi di singoli gruppi, per quanto rumorosi possano essere”, dichiara Novotny.

In un Paese che, nonostante le dimensioni contenute, vede un’importante presenza di investitori stranieri nel settore bancario, la domanda che adesso può sorgere è se, alla luce della situazione attuale, qualche banca potrebbe lasciare il mercato croato. “Penso che non accadrà, o almeno lo spero, perché significherebbe il crollo dell’intero sistema. Se uno dei grandi gruppi si ritirasse dal mercato, rimarrebbe un grande vuoto. E ovviamente ciò influirebbe significativamente sulla disponibilità di credito sia per i cittadini che per le piccole imprese”, osserva Novotny.

“Oggi le banche in Croazia sono molto stabili e dotate di grande liquidità. La Banca centrale ha liberato una grande parte delle riserve in valuta estera, le riserve valutarie sono state adeguate agli standard dell’Unione monetaria europea, cioè dell’Eurozona. Le banche sono interessate a mantenere la loro posizione, ma la Croazia è comunque un piccolo mercato e ovviamente i grandi gruppi, se i loro interessi fossero lesi, potrebbero prendere una decisione strategica e dire: ‘Ok, non vogliamo più esporci a certi rischi politici, ci ritiriamo’. Sarebbe, a mio avviso, un grande danno”, dichiara l’esperto.

L’associazione Franak parla di richieste di risarcimento per 700 milioni, un miliardo di euro. Le banche, ben capitalizzate e liquide, potrebbero sopportare tutto questo, ma non si tratta di un danno materiale diretto. Si tratta innanzitutto di un danno per l’intero sistema economico, che dovrebbe essere orientato al mercato, e non orientato politicamente. Si tratta di un problema di reputazione”, conclude l’analista croato.

-Foto Damir Novotny-
(ITALPRESS).