HomeEsteroCon Magazzino Italian Art a New York “Tutto Boetti” è ancora contemporaneo

Con Magazzino Italian Art a New York “Tutto Boetti” è ancora contemporaneo

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Nella quiete della Hudson Valley, a Cold Spring, Magazzino Italian Art si conferma come il principale avamposto dell’arte italiana del dopoguerra negli Stati Uniti. In questo contesto si inserisce Tutto Boetti 1966-1993, la nuova mostra dedicata a Alighiero Boetti, figura centrale dell’Arte Povera, inaugurata con una press preview e accompagnata da un simposio internazionale. L’esposizione, visitabile fino al 2028, riunisce circa trenta opere che attraversano tre decenni di attività dell’artista, offrendo una rilettura mirata della sua ricerca. Il percorso parte dalle sperimentazioni degli anni Sessanta a Torino, con lavori realizzati attraverso materiali industriali e strutture essenziali, fino ad arrivare alle celebri opere tessili, tra cui le famose Mappe, nate dalla collaborazione con artigiane afghane. Tra le opere in mostra emergono momenti chiave come Mazzo di tubi (1966) e Da mille a mille (1975), che segnano il passaggio da una riflessione sulla materia a una più ampia indagine sui sistemi, sulla serialità e sul ruolo dell’autore. Temi che attraversano tutta la produzione di Boetti e che oggi appaiono sorprendentemente attuali.

A sottolineare il valore del progetto è stato il direttore del museo, Nicola Lucchi, che cu ha evidenziato come la mostra rientri in un più ampio programma di studio e approfondimento dedicato ai protagonisti dell’Arte Povera. Un lavoro che Magazzino porta avanti da anni grazie alla visione dei fondatori, Giorgio Spanu e Nancy Olnick, la cui collezione privata costituisce il cuore del museo. Momento centrale dell’inaugurazione è stato il simposio organizzato in collaborazione con la Fondazione Alighiero e Boetti, pensato non come una semplice celebrazione ma come una conversazione aperta sul presente dell’opera di Boetti. L’obiettivo non era guardare al passato, ma interrogarsi su come le sue intuizioni continuino a influenzare l’arte contemporanea. A partecipare, alcune delle voci più autorevoli del panorama artistico contemporaneo italiano: Massimiliano Gioni, Francesco Clemente, Paola Pivi, Ilaria Bernardi, Stefano Arienti e Giordano Boetti, insieme ad altri artisti e studiosi. Un confronto che ha messo al centro temi fondamentali della pratica di Boetti, come collaborazione, linguaggio, sistemi e creatività, evidenziando la loro continuità nel presente.

Proprio la dimensione della collaborazione, elemento distintivo dell’opera di Boetti, è emersa con forza anche nelle interviste raccolte durante l’evento. Dalla delega dell’esecuzione nelle opere su carta fino alle Mappe ricamate, il lavoro dell’artista ha continuamente messo in discussione l’idea di autorialità individuale, anticipando dinamiche oggi centrali nella produzione artistica globale. Magazzino Italian Art, museo fondato nel 2017 e ampliato nel 2023 con il Robert Olnick Pavilion, non è solo uno spazio espositivo ma un vero centro di ricerca e dialogo. In questo senso, Tutto Boetti 1966-1993 rappresenta qualcosa di più di una mostra: è un dispositivo critico che riattiva il pensiero di un artista capace di parlare con forza al nostro tempo.

– foto xo9/Italpress –

(ITALPRESS).