ROMA (ITALPRESS) – Le forze del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) inizieranno ad attuare un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani il 13 aprile alle ore 10:00 ET (le 16 in Italia), in conformità con l’annuncio del presidente Donald Trump. Lo ha annunciato il Centcom su X.
“Il blocco sarà applicato in modo imparziale alle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Arabico e sul Golfo di Oman”, si legge nel messaggio. Le forze del Centcom, precisa la nota, “non ostacoleranno la libertà di navigazione per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani”, ovvero dai porti di Iraq, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.
Il blocco navale imposto dal Comando Centrale americano sui porti iraniani rappresenta “una carta di pressione aggiuntiva” per spingere Teheran a tornare al tavolo delle trattative. Lo ha affermato l‘esperto militare e strategico colonnello Nidal Abu Zayd, commentando alla Tv al Jazeera la decisione di Centcom che entrerà in vigore oggi. Secondo Abu Zayd, il provvedimento ha essenzialmente un carattere economico, ma potrebbe preludere a un’azione militare “composta” che unisca il soffocamento via mare a raid aerei mirati contro gli obiettivi residui nel profondo del territorio iraniano. L’analisi arriva in coincidenza con quanto riportato dal Wall Street Journal, secondo cui la porta resta aperta per un secondo round di colloqui tra Washington e Teheran. L’esperto ha sottolineato che, nonostante l’impatto sul flusso delle esportazioni petrolifere iraniane, l’efficacia di un blocco completo potrebbe essere limitata dalla vasta estensione delle frontiere terrestri del Paese e dalle rotte alternative disponibili.
IRAN “SICUREZZA PORTI O PER TUTTI O PER NESSUNO”
Il Comando Khatam al-Anbiya delle Forze Armate iraniane ha lanciato un chiaro monito: la sicurezza dei porti e delle vie marittime nel Golfo Persico e nel Mare di Oman sarà garantita “o per tutti o per nessuno”. In una dichiarazione ufficiale, il quartier generale militare ha sottolineato che l’Iran non accetterà alcun blocco navale unilaterale imposto dagli Stati Uniti o da altri attori, ribadendo che qualsiasi restrizione alla libertà di navigazione nella regione dovrà riguardare tutte le parti coinvolte o non sarà applicata affatto.
Il messaggio arriva in risposta alla decisione annunciata dal Comando Centrale americano (Centcom) di imporre un blocco sui porti iraniani, interpretata da Teheran come una provocazione destinata a strangolare l’economia del Paese e a forzare il ritorno ai negoziati sul nucleare. Il Comando Khatam al-Anbiya, responsabile della difesa strategica e delle operazioni nel Golfo, ha affermato che l’Iran è pronto a rispondere a qualsiasi minaccia alla navigazione, tutelando sia le proprie rotte commerciali sia quelle internazionali che attraversano lo stretto di Hormuz, snodo cruciale per il 20% del petrolio mondiale.
IRAN “VOGLIAMO LA PACE MA ISRAELE NON RISPETTA NESSUNA LINEA ROSSA”
L’Iran desidera la pace e lo ha dimostrato concretamente, ma si trova di fronte a “un’entità sionista che non rispetta alcuna linea rossa”. Lo ha affermato un portavoce del governo iraniano in una dichiarazione rilasciata alla Tv al Jazeera. “La Repubblica Islamica ha sempre cercato soluzioni pacifiche e ha dato prova di buona volontà in più occasioni – ha detto il portavoce – ma purtroppo dobbiamo confrontarci con un regime che ignora ogni limite e ogni regola internazionale”. La dichiarazione arriva in un momento di forte tensione nella regione, dopo l’annuncio del blocco navale americano sui porti iraniani e le minacce incrociate tra Teheran, Washington e Tel Aviv. Il portavoce ha ribadito che l’Iran continuerà a difendere la propria sovranità e sicurezza nazionale di fronte a qualsiasi provocazione, pur confermando la disponibilità al dialogo qualora venga rispettata la reciprocità. Il governo di Teheran ha inoltre accusato Israele di essere il principale ostacolo a una distensione regionale, definendolo “il fattore destabilizzante” nel Medio Oriente.
ARAGHCHI DISCUTE CON IL COLLEGA SAUDITA DEI COLLOQUI IN PAKISTAN
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud. Lo riporta la Tv al Jazeera. Secondo quanto riferito dalla diplomazia iraniana, i due ministri hanno esaminato gli ultimi sviluppi regionali e lo stato delle trattative tra Stati Uniti e Iran condotte a Islamabad. La telefonata si inserisce nel quadro dei intensi contatti diplomatici in corso tra le capitali della regione, mentre Washington mantiene il blocco navale sui porti iraniani e Teheran ribadisce la propria fermezza sullo Stretto di Hormuz.
LIBANO, IDF “DISTRUTTO TUNNEL HEZBOLLAH NEL SUD”
I militari israeliani hanno distrutto un tunnel sotterraneo utilizzato dai miliziani del gruppo armato libanese Hezbollah nel sud del Libano. Lo hanno annunciato le Forze di difesa israeliane (Idf) su X. Il passaggio sotterraneo è stato distrutto dopo aver effettuato delle perquisizioni al suo interno. Le Idf “continueranno a operare con fermezza contro l’organizzazione terroristica Hezbollah e non permetteranno che venga arrecato danno ai cittadini dello Stato di Israele”, conclude la nota.
Negli ultimi giorni, dopo il cessate il fuoco in Iran, le Idf hanno limitato le operazioni a sud del fiume Litani, in particolare nella città di Bint Jbeil. Sul fronte diplomatico, domani è previsto a Washington uno storico round di negoziati tra Israele e Libano presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
ISRAELE, 104 PERSONE ANCORA RICOVERATE
Il ministero della Salute israeliano afferma che dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, 7.693 persone sono state ricoverate in ospedale. Di queste, 104 sono attualmente ricoverate. Due sono in condizioni critiche, 13 in condizioni gravi, 31 in condizioni moderate e 58 in buone condizioni. Il bilancio delle vittime include sia soldati che civili. Il ministero non fornisce una ripartizione delle cause dei feriti. Alcuni sono stati feriti in modo indiretto, ad esempio mentre cercavano di raggiungere i rifugi.
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