ROMA (ITALPRESS) – Con 47,3 milioni di ettolitri nel 2025 l’Italia si pone davanti a Francia e Spagna (rispettivamente 35,9 e 29,4 milioni di ettolitri), seguono Stati Uniti, Australia e Argentina. Le vendite estere rappresentano un pilastro del settore, con una presenza consolidata nei principali mercati globali. Francia, Italia e Spagna sono i maggiori esportatori di vino in valore. L’Italia ha rafforzato la quota di mercato, cresciuta dal 20,1% del 2020 all’attuale 22%. E’ quanto emerge da un focus di Sace sul settore del vino. Un prodotto alimentare italiano su cinque che varca i confini nazionali è vino, che sia bianco, rosso e rosé, spumante o di altra tipologia.
Il 2025, tuttavia, non è stata una “buona annata” per il comparto: l’export di vini, infatti, si è contratto del 3,7% raggiungendo i 7,8 miliardi. A pesare maggiormente è stato il calo dei vini rossi e rosé fermi (-5,4%) che pesano per circa il 40%, ma nessuna tipologia è stata esente dal segno negativo. Notizie positive arrivano dai consumi futuri di vino, attesi crescere in media dello 0,7% nei prossimi tre anni.
Stati Uniti, Germania e Regno Unito, primi tre mercati di destinazione, rappresentano quasi il 50% dell’export italiano di vini, con Washington a rappresentarne stabilmente il principale e, di conseguenza, a determinare la contrazione dell’anno appena chiuso. Il successo del vino italiano è legato anche alla capacità di valorizzare il territorio e le tradizioni produttive.
Capofila territoriale è il Veneto che con 2,9 miliardi si conferma saldamente al vertice delle regioni italiane, più che raddoppiando il valore esportato dalla Toscana e dal Piemonte che la seguono con 1,2 miliardi. Tutte e tre le regioni, così come anche Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna, hanno riportato delle performance negative, mentre cresce la domanda di vini lombardi, pugliesi e friulani.
Uno dei principali punti di forza del settore vinicolo italiano è l’elevata qualità media dei prodotti. Questo consente alle imprese di competere nei segmenti premium, che mostrano maggiore resilienza e migliori margini.
L’Italia occupa una posizione di leadership nel settore vitivinicolo grazie alla combinazione di quantità, qualità e varietà produttiva. Il sistema delle denominazioni di origine costituisce un elemento distintivo fondamentale, contribuendo a rafforzare la reputazione internazionale dei prodotti italiani: nel 2026 sono 79 le certificazioni DOCG, sparse su tutte le regioni italiane. Secondo il focus Sace, infine, il settore vitivinicolo deve affrontare numerose criticità.
Tra queste, l’aumento dei costi dell’energia, dei fertilizzanti come di altri prodotti necessari alla filiera rappresenta una delle principali sfide per le imprese, a cui si aggiungono le incognite legate alle tariffe dei mercati di destinazione, su tutti quello americano. I cambiamenti climatici incidono, inoltre, in modo crescente sulla produzione, rendendo più difficile la pianificazione e aumentando i rischi. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dall’accesso al credito.
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